[ HOME PAGE ]

  [ CHI SIAMO ]

  [ DOVE SIAMO ]

  [ LA STORIA ]

  [ LO STATUTO ]

  [ LA RINASCITA ]

  [ INIZIATIVE ]

  [ DOCUMENTI ]

  [ VOLANTINI ]

  [ LA FESTA ]

  [ COMUNI ]

  [ TESSERE ]

  [ CONTATTI ]

  [ FGCI ]

  [ LINK ]

  [ ELEZIONI ]

  [ NEWS ]

  [ STAMPA ]



 
HOME PAGE  >  VOLANTINI  >  STATO SOCIALE

SANITA' | SCUOLA | ANTIFASCISMO | STATO SOCIALE | IL PARTITO | PACE E GUERRA GOVERNO

 

Guance da porgere

Veltroni ha comunicato la sua scelta: da soli anche al Senato e, per non tradire la sua ammirazione per il sistema americano, ha parafrasato lo slogan di Obama riassunto nel “ possiamo farcela”.

La chiarezza con la quale il segretario del PD sgombra il campo da possibili e vociferate alleanze tecniche al Senato deve dare alla Sinistra forza e coraggio ancora maggiori, non per inseguire sul terreno mediatico il kennediano sindaco di Roma, ma per capire, e far capire agli italiani, le grandi opzioni e scelte di fondo da proporre di fronte alla conclamata americanizzazione della vita che, in maniera più o meno esplicita, anche parte del defunto centro sinistra ha inseguito in questi anni.

Diciamolo con franchezza: si pensava che Padoa Schioppa fosse l’uomo del possibile compromesso sociale? Che il prof Parisi avesse l’ardire di chiedere agli Stati Uniti una risposta decente sul caso Calipari e di sganciare il paese dai massacri mediorientali?

Se la risposta è chiara, e se lo sforzo fatto in questi anni anche sulla pelle delle promesse fatte al popolo italiano mirava a “ tenere l’equilibrio in attesa di riequilibrare le politiche “  ora questa ambiguità si è dissolta.

Ma restano, ancor più forti di prima , le domande ed i bisogni di giustizia, di pace, di dignità, di solidarietà, di qualità dell’esistenza.

Queste domande non sono mercanteggiabili, questi bisogni non devono più essere equilibrabili.

La risposta politica deve saper essere intelligente ma anche adeguatamente forte e coraggiosa, e quindi le mediazioni devono lasciare il campo alla volontà e alla risolutezza delle battaglie che si intendono portare avanti.

Le guance da porgere, dopo le posizioni del partito Democratico, sono esaurite!

Forlì, 6 febbraio 2008

 Davide Musarra

 

George Habash

Parlare di George Habash, fondatore del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, scomparso ieri, significa non solo rendere omaggio ad un uomo che ha tentato, in molta parte della sua vita, di giungere alla liberazione del proprio popolo, ma anche ad un rivoluzionario che ha sempre coniugato la battaglia di liberazione con quella dell'emancipazione sociale e politica della sua gente.

Per molti, diciamolo con franchezza, un terrorista, per coloro che non amano " sporcarsi" le mani ma emettere giornalistiche sentenze - Corriere della Sera - lo specialista dei dirottamenti aerei.

Per chi non cede alle lusinghe dell'oblio il dottor Habash, il pediatra Habash, colui che dopo aver curato i bambini nella clinica delle Sorelle di Nazareth ad Amman donava propri denari alla famiglia dei suoi piccoli pazienti perchè provvedessero nelle cure, rappresenta l'esempio di una militanza, spesso così dura da non accettarne le conseguenze, per una autentica liberazione della propria gente.

Troppo diverso il FPLP dalle doppiezze di Fatah, per questo emarginato anche da coloro ai quali esso si rivolgeva - Cina e Unione Sovietica- rispetto alle frequentazioni a dir poco discutibili dei dirigenti come Arafat; di certo impegnati nella ricerca di una soluzione per il dramma mediorientale ma troppo attratti dai finanziamenti che arrivavavano da quelle " teocrazie " saudite sovente complici di coloro che il popolo palestinese intendeva combattere.

E così, ai drammi del Settembre nero, quando il monarca giordano decise di stroncare la militanza del Fronte, si sono aggiunte sconfitte politiche e strategiche tali da condurre la sofferenza palestinese nelle braccia del fondamentalismo islamico allontanando, su questa strada, la fine della sottomissione.

L'importante è non dimenticare la sua storia, quella di un medico, benestante, che di fronte alla deportazione nel 1967 della gente di Lydda, spinta dai fucili israeliani, si domandò cosa servisse curare un corpo malato se poi la vita lo costringeva ad accettare un simile arbitrio.

Lascio' una vita senza particolari problemi per forgiare un esercito di liberazione che sapesse coniugare il patriottismo arabo di Nasser con l'idea marxista di liberazione dell'individuo, affrontando, spesso in solitudine, un cammino non facile.

Forlì, 28/1/ 2008

Davide Musarra

 

 

Deriva culturale


Che i pensieri, parole, opere ed anche omissioni del governatore della Banca d’Italia non rappresentino più il punto di vista dello Stato per quello che attiene la politica economica, bensì il consiglio, pesante, di un autorevole membro di un eccellente Consiglio di Amministrazione di una holding privata ( tale è Bankitalia) dovrebbe essere cosa risaputa, che tale assunto venga amplificato come strada maestra da seguire lo si deve rifiutare in blocco.

La via indicata da Draghi, muovendo dall’ormai nota Scuola di Chicago che invita all’ottimizzazione dei costi ed alla massimizzazione dei profitti, applicata alla perfezione dalle banche italiane che anche nel 2007 hanno visto aumentare a doppia cifra il loro incremento di profitti, mostra dei vuoti e delle lacune non più rinviabili.

Non solo non è stata spesa una parola sulla mancata applicazione del Decreto Bersani in materia di concorrenza per quello che riguarda il sistema bancario, che ha potuto così aumentare ignobilmente il prezzo dei mutui senza applicare un minimo ritocco a favore dei tassi dei conti correnti, non solo ha allegramente sorvolato sulle tecniche di gestione degli ormai troppi prodotti spazzatura consigliati e venduti dalle banche stesse ai propri clienti, ma ha taciuto in maniera allarmante sulle vere cause del declino italiano e del potere di acquisto dei cittadini.

E cioè che la produttività di un sistema economico è da ricercare e perseguire non con la sistematica compressione dei salari e del costo del lavoro in generale, ma con politiche di sistema fondate sulla ricerca e sviluppo di qualità generale. Da quasi un ventennio si persegue in Italia, al contrario di ciò che è avvenuto in altri paesi europei, la strada maestra del disimpegno industriale e, parallelamente, la ricerca del profitto finanziario, con le conseguenze che vediamo emergere in tutta chiarezza in questi giorni: famiglie che arrancano per arrivare a fine mese e perdita impressionante del potere di acquisto dei salari e degli stipendi.

Conseguenze di un processo avviato nei primi anni ’90 che ha visto, sull’onda di una crisi generale che pervadeva il Paese e su quella più morbida che accarezzava la navigazione di un Panfilo regale al largo delle coste meridionali, la privatizzazione del nostro sistema economico e la conseguente cancellazione di politiche pubbliche per quello che riguarda la vita di milioni di persone.

E’ una deriva culturale e politica che va invertita al più presto.

Forlì,21 gennaio 2008

 Davide Musarra

 

 

 

Sulla sinistra

Sono di queste ore le dichiarazioni di diverse personalità della Federal Reserve americana e del Tesoro che auspicano una diversa regolamentazione del sistema bancario e finanziario nel suo complesso al fine di evitare un periodo, al cui cospetto, la crisi del 29 fu una sorta di scampagnata. Non ho elementi per capire se questa ennesima crisi del sistema sia quella definitiva, e però penso si possa affermare che il sistema che qualcuno aveva definito come il modello da seguire ha fallito anche da un punto di vista tecnico e pratico.

L'entrata in gioco dei fondi Sovrani dimostra come l'entità stato, seppur mascherata e gestita da elite, rialza la testa dopo l'ubriacatura del " privatismo", a conferma di come la mano invisibile del mercato sia tale che laddove agisce indisturbata provoca crisi e dissesti difficilmente recuperabili. Ora, a fronte di tutto ciò, credo si debba ( non possa) chiarire per la sinistra un percorso e degli obiettivi realmente anti-sistema, si debba recuperare un bagaglio di culture e prassi non più intimidite di fronte allo sfascio morale ed economico cui il capitalismo ci abitua ogni giorno di più, e saper rialzare la testa.

Termini e procedure come quelle del controllo dei lavoratori sulla produzione, indicando anche quali produzioni e con i relativi obiettivi, nazionalizzazione del sistema del credito convertendo questa funzione agli obiettivi sociali che deve perseguire, sistema delle alleanze internazionali; questi, ed altri similari costituiscono una impalcatura sulla quale cercare consenso. In maniera chiara, semplice, e senza complessi.Un augurio a tutti

Davide Musarra  

Forlì, 20.12.2007

 

QUARTO CAPITALISMO

 

Senza dubbio la situazione è complessa, risulta evidente una sproporzione, almeno per quello che attiene il campo, non marginale, del sistema della comunicazione, a favore del Pensiero Dominante, e però, credo che all'ordine del giorno,vi sia una sorta di scollamento tra rappresentanti e rappresentati a sinistra. Titoli come quelli di Repubblica sul raddoppio dell'indebitamento degli italiani a rischio usura,e parallelamente, le disquisizioni sulle future mosse della Germania in merito alla politica della Banca Centrale Europea sul valore dell'Euro, dimostrano come, oggi, il capitale abbia non solo le copertine ma le vite di tutti noi.

Una prevaricazione che discende dalle scelte di fondo di politica economica a livello centrale per irrompere nella quotidianità di ogni singola persona, provocando frustrazione ed emarginazione, quando non vera ed autentica disperazione. Disgutosi, a proposito, suonano i cosidetti pareri tecnici sul possibile allargamento della bolla dei subprime, e quindi sulla capacità da parte del sistema bancario e finanziario di ottenere incrementi a due cifre sui propri fatturati e sui propri utili.

Allora, di fronte a tutto ciò, ha senso la politica del contenimento? Ha senso il desiderio di mostrarsi comunque " governativi"? Si dirà, ma abbiamo sottoscritto un programma.

Non prendiamoci in giro, viste le tante scappatoie usate a proposito della politica estera e di quella interna ( Vicenza, Genova), e si prenda coscienza della ineluttabilità di contrastare ed attaccare i destini e le politiche del capitale. Nel lontano 1978 Berlinguer votò, dopo il tentativo dell'appoggio esterno, la non adesione al sistema monetario europeo, preludio della attuale impalcatura tecnocratica, oggi cominciare a denunciare il carattere oppressivo e dispotico del governatore della Banca Centrale Europea non mi pare così azzardato. Quando ci dicono che aumenta l’inflazione, e quindi si mettono le mani avanti per una ulteriore stretta del credito che porterà volumi di interessi in dote al grande sistema bancario, non solo si dice una sciocchezza, ma si schiaccia ancor più il livello di dignità e di vita delle persone. Rompere con questa monotona cantilena improntata al rigore e all’asservimento dell’odierno sistema di sfruttamento credo sia una delle priorità politiche della sinistra.

Qualche anno prima si parlava dei limiti dello sviluppo, oggi si esalta il Quarto Capitalismo che vede le persone lavorare 12-13 ore al giorno per mantenere le quote di mercato.

C'è bisogno di rottura, almeno sul piano degli obiettivi, e di capacità di ricomporre una frattura; quella con il proprio popolo.

4 dicembre 2007

Davide Musarra  

 

1989, l'ultima spiaggia di Francis Fukuyama

         Forlì, 20 novembre 2007

Qualche annetto fa un signore che si chiama Francis Fukuyama spopolò con la teoria della fine della storia; un concetto per sancire la definitiva vittoria del modello liberista su qualsiasi idea alternativa di società e di vita.

Tutti coloro che si sono accodati festanti, e sono stati parecchi, hanno quindi abbandonato lo studio, non lo spot…, delle teorie alternative, per abbracciare un’idea di felicità prossima ventura che ha prodotto, nel corso degli anni a seguire, lo sballo della net economy, lo smantellamento di qualsiasi ipotesi di stato sociale, la concezione che il fare soldi fosse non solo l’unica missione da avere sulla terra ma che questa risultasse anche facile per le magnifiche e progressive sorti della mano invisibile del mercato.

Sappiamo come è andata a finire: le immagini delle Torri cadenti, le battaglie per le strade di Buenos Aires, le code di fronte al Tribunale di Parma ( non solo a quelle di Torino per la vicenda di Cogne) per vedere la faccia, da mite sacrestano, di un signore che sino a poco tempo prima era un intoccabile ed infallibile esempio di quel pensiero unico di cui sopra. Tutti epiloghi non dico scritti, perché la storia non procede in maniera lineare sempre e comunque, ma prevedibili con un minimo di riflessione critica e di comprensione globale dei fenomeni; quello che manca in pratica da troppo tempo nella politica e nelle varie tribune nelle quali si esplicita.

Credo, senza troppe piroette intellettuali, che riprendere in mano una serie di testi scritti a partire da 140 anni fa, aiuterebbe, tanta è l’attualità di quelle riflessioni, a capire il corso degli eventi attuali, dalle concentrazioni sempre maggiori dei soggetti bancari ad esempio, alla guerra come strumento di mantenimento del potere –del dollaro-, al ruolo devastante che il Capitale sta giocando nell’epoca attuale.

Un excursus che non so dire se produrrà un nuovo assalto a qualche Palazzo di origine barocca, ma che senza dubbio farà uscire dal museo della storia quanti non sono disposti a macinare e mercificare la propria vita ed i propri destini.

 

Davide Musarra

 

Saggezza Lakota

Un antico detto Lakota recita così: “ non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni”. Che alcune delle più antiche civiltà avessero una concezione ed un rispetto assai differente del valore della vita è cosa storicamente provata, e quindi, in un esercizio di riflessione freddo e distaccato non meraviglia la sentenza con la quale Mr. Mario Luis Lozano , appartenente alla casta dell’Impero, è stato archiviato per “ carenza di giurisdizione” dall’aver tolto la vita ad un Uomo che si chiamava Nicola Calipari.

Rileva, questa autentica porcheria, non tanto uno stato di sudditanza da parte dei vassalli nei confronti del monarca a stelle e striscie, quanto la constatazione di appartenere, secondo i modelli vigenti a tutt’oggi, ad una sorta di umanità in quarantena; a moderni schiavi eterodiretti sia nei comportamenti quotidiani per assecondare l’american way of life, ma anche a persone che ignorano concetti quali dignità ed autodeterminazione.

Ne dimostrano, in questo campo, molto più di noi chi, tralasciando candidi pruriti falsamente umanitari scende sul terreno di battaglia per non abdicare a principi che , da soli, valgono la pena di vivere l’esistenza.

Si chiamano con svariati nomi, abitano terre diverse, credono e sperano in destini magari opposti, ma non permettono a nessuno di uccidere e restare impunito.

Non navigano nel cyberspazio ma calcano dolorosamente campi nei quali si incontra più facilmente la morte rispetto alla vita, ma non per questo indietreggiano impauriti di fronte alla prepotenza e all’arroganza.

C’è da imparare molto da loro.

Forlì 12 novembre 2007

 Davide Musarra

 





















Comunisti Italiani - Federazione di Forlì - Via Oreste Regnoli 16, 47100 Forlì (FC)
Tel. 0543.36974   Fax 0543.457434   Email : info@pdci.it