Scuola. La società
insorga contro la riforma
Piergiorgio
Bergonzi
Ormai è chiaro: la destra sta perseguendo lo
storico obiettivo di smantellare la scuola
pubblica, di abrogare la scuola della
Costituzione. Siamo in presenza di un
disegno di inciviltà che non ha precedenti
negli ultimi 150 di storia del nostro Paese.
Quando tale obiettivo venisse compiutamente
realizzato la grande maggioranza delle
ragazze e dei ragazzi italiani non
riuscirebbe a conseguire il diploma della
secondaria superiore, essendo precocemente
escluso, solo quattordicenne, dalla scuola.
Abrogata la scuola della Costituzione si
tornerebbe alla scuola privatizzata e
classista della discriminazione. Parlano i
fatti. Come primo atto di governo la destra
ha abbassato l’obbligo di istruzione da 16 a
14 anni di età, ha tagliato otto miliardi di
euro, 100.000 insegnanti e 40.000 ausiliari
alla scuola pubblica mentre intende
finanziare lautamente quella privata, ha
ridotto del 20% l’orario nelle scuola
dell’infanzia ed elementare consentendo loro
di funzionare pienamente solo in orario
mattutino; ha colpito in modo violento, col
ripristino del maestro unico, quella che
viene valutata la quarta scuola del mondo
per qualità, l’elementare. Tutto ciò avviene
nei confronti di una scuola già in grande
difficoltà, di una scuola pubblica
poverissima, col 75% delle sue strutture non
a norma, spesso impossibilitata ad
acquistare persino il materiale di
cancelleria, con gli insegnanti più
precarizzati e meno pagati d’Europa; tutto
ciò avviene in un contesto in cui, oggi, il
30% dei ragazzi non raggiunge il diploma
della secondaria superiore, in cui il 65%
dei cittadini non è in grado di comprendere
un semplice articolo di cronaca nera.
Tragicamente palese risulta il progetto di
realizzare la società dell’ignoranza, una
società di sudditi “telecomandati” che
costituisca una stabile base per il presente
e il futuro di un regime politico senza
democrazia e della disuguaglianza.
Sono positivamente iniziate le lotte per
impedirlo. Sono ancora inadeguate. In gioco
c’è il futuro dell’intera società ed è tutta
la società che deve insorgere per poter
garantire il proprio futuro: a partire dalla
scuola pubblica e statale che è anche buona
scuola, dai lavoratori che vogliono
assicurare un futuro ai loro figli, da
istituzioni più vicine al popolo quali sono
gli enti locali, dalle organizzazioni
sociali, dalle forze politiche democratiche,
dagli intellettuali che dovrebbero prima e
più di chiunque altro rompere il silenzio.