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SANITA' SCUOLA xx° secolo STATO SOCIALE |  LAVORO PACE E GUERRA SINDACATO
 
 

Ho marciato per la Palestina

 

Giulietto Chiesa

 Roma novembre 2006

Io ho marciato a Roma per la Palestina il giorno 19 novembre. Fossi stato a Milano avrei marciato a Milano: per la Palestina naturalmente. Io non so quanti eravamo, a Roma, non li ho contati. So che c'era un sacco di gente come me, che manifestava pacificamente. So anche che ci sono dei provocatori e degl'imbecilli, che lavorano per fare in modo che l'indomani altri imbecilli scrivano stupidaggini sulle prima pagine dei giornali, attribuendo ai manifestanti (molti) le provocazioni di pochi la cui provenienza è incerta (per alcuni) e la stupidità è invece certa (per altri). Ricordiamo tutti la storia delle dieci lattine di coca cola contro Fassino, che oscurarono una manifestazione di decine di migliaia di pacifisti dell'epoca. Così funziona l'informazione cialtrona. Io non ho marciato con i teppisti, come scrive delirando Miriam Mafai sulla prima pagina di Repubblica. 

Ho marciato per la Palestina. Perchè io sono per due stati e due popoli, ma non sto "dalla parte d'Israele" - come ha detto Massimo D'Alema - mentre bombarda i palestinesi chiusi nella prigione di Gaza e nei territori occupati da Israele. Io ho marciato dalla parte dei più deboli, che hanno votato e si sono scelti legittimamente un governo e che, per questo, sono stati sottoposti al blocco. Io ho marciato perchè Israele restituisca 500 milioni di dollari dei palestinesi ai palestinesi. Io ho marciato contro la sperimentazione di nuove armi contro i civili palestinesi. Ho marciato perchè il muro di Israele, che ruba altra terra ai palestinesi, venga fermato e abbattuto. Ho marciato contro un' Europa ipocrita e pilatesca che non sa distinguere l'aggressore dall'aggredito.

Ho marciato e marcerò ancora, anche sapendo che i provocatori ci saranno di nuovo e ancora di nuovo. Ma non mi lascerò intimidire dai provocatori che, dalle pagine dei giornali del regime, vorrebbero che me ne stessi a casa, o manifestassi per dare ragione a loro.

 
 
 
 

Sgobio: M.O. Siamo per la pace, contro di noi polemiche strumentali

 

Ufficio Stampa

Roma 20 novembre 2006 

'Aldila' delle polemiche molte volte pretestuose e alcune volte strumentali piovute addosso al Pdci, e aldila' delle posizioni ipocrite che da alcuni ambienti di sinistra si sono levati contro i Comunisti italiani, colpevoli, secondo loro, di aver partecipato ad un corteo 'ambiguo' e 'pericoloso', ribadiamo che il Pdci e' sempre stato e sempre sara' a fianco della pace in Medio Oriente, a difesa del diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e si muovera' sempre sulla linea che caratterizza la nostra azione politica: 'due popoli e due Stati'. Non sara' di certo un manipolo di provocatori a tenere sotto scacco la linea della coerenza e della richiesta di pace in quel martoriato fazzoletto di terra.
I manichini bruciati, gli slogan e gli insulti insensati e vergognosi da quali i Comunisti italiani hanno preso sin da subito le distanze nella maniera piu' ferma e decisa, pronunciati da un manipolo di provocatori fanno malissimo alla causa palestinese.

 

 

Palermi: M.O. La "grosse koalition" contro il Pdci: grottesco

Ufficio Stampa

Roma 20 novembre 2006 

Uno schieramento vastissimo, una sorta di "grosse koalition", che attraversa tutti i partiti, da F.I. a Prc, si sta accanendo contro il Pdci e il suo segretario per la partecipazione alla manifestazione di Roma. Ci stanno arrivando lezioni persino da fatine buone ed ex affiliati alla P2. Se non fosse grottesco sarebbe divertente. Alla manifestazione di Roma sono successi episodi brutti, gravi e sbagliati, da cui il segretario del mio partito ha immediatamente preso le distanze. Ma quelli che ci fanno lezioni di "deontologia politica" dovrebbero preoccuparsi un po' di più delle masse di giovani che assistono quotidianamente all'orrore della guerra e all'ipocrisia con cui la politica accetta la "guerra preventiva" come strumento di risoluzione dei conflitti. Il mondo occidentale appare inerte, quando non complice, delle stragi "per errore" di bambini e donne palestinesi, della disparità enorme di forze tra palestinesi ed israeliani. La manifestazione di Roma è stata ridotta dalla nostrana "grosse koalition" ad una adunata di provocatori. I provocatori c'erano, ma saranno stati una decina. Gli altri erano gente pacifica che, come noi, manifestava contro le ingiustizie del mondo. Al contrario di altre forze della sinistra, non lasceremo mai sola quella gente.

 

 
Diliberto:

 Palestina. Pdci a Roma e Milano. Fermare il massacro

 

Roma 14 novembre 2006

La  grave situazione venutasi a creare in Palestina e in tutto il Mediterraneo impone il massimo sforzo per una mobilitazione di tutte le forze che hanno a cura la pace e il diritto dei palestinesi alla autodeterminazione. Il movimento pacifista chiede all’Unione e al governo Prodi  un impegno diretto, di concerto con l’Unione europea, per fermare il massacro in Palestina, per ristabilire un clima di pace e di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani in tutto il Medioriente, a partire dalla nascita di uno stato libero, democratico e  indipendente di Palestina, come del rispetto del popolo libanese. Solo questa è la strada per garantire pace e sicurezza ad Israele: due popoli e due Stati. Riteniamo che di fronte a questa situazione sia auspicabile  la massima unità dei movimenti e delle forze politiche che lavorano per la pace e per i diritti del popolo palestinese. A tal fine abbiamo aderito sia alla mobilitazione di Roma che chiede azioni concrete di pressione internazionale per riportare Israele sulla via del dialogo e della trattativa di pace, che alla manifestazione di Milano che ci impegna per un’azione comune di pacificazione per tutto il Medioriente. Lo facciamo nella convinzione che questo sia il momento della necessaria unità e collaborazione per raggiungere gli obiettivi comuni più che per sottolineare le legittime differenze di opinione nel movimento e nella politica.

 

 

 

Palestina.

 Nuvole d'autunno

 

di Gabriella Grillo

7 novembre 2006

 

"Nuvole d'autunno". Un nome dal suono persino dolce. Una scelta quasi spiazzante se si pensa che si tratta del nome con cui il Governo israeliano ha presentato quella che ha definito "la più grande operazione nella Striscia di Gaza dopo il disimpegno dell'estate 2005". Un'operazione conclusasi oggi - lo ha annunciato questa mattina un portavoce dell'esercito - dopo sei giorni di intense e ripetute incursioni delle forze armate ebraiche nella Striscia. L'obiettivo era ancora una volta quello di fermare il lancio dei razzi artigianali Qassam diretti dalle milizie palestinesi di Hamas verso le cittadine israeliane più vicine. Paradossalmente, la più colpita è stata proprio Sredot, la città del ministro della difesa Amir Peretz. La conclusione dell'offensiva - come riportano le principali agenzie - non sembra aver posto fine agli incidenti: è di questa mattina, infatti, la notizia di 5 morti nel nord della Striscia di Gaza - tra cui una donna e almeno due miliziani - nelle ore seguite al ritiro israeliano dalla citta' di Beit Hanun. Due militanti della Jihad islamica sono stati uccisi nella regione costiera di Sudaniya mentre si avvicinavano ai soldati israeliani a sud di Beit Hanun. A est del campo profughi di Jabaliya, sempre nel nord della Striscia, una donna e un altro civile palestinesi sono stati uccisi da un colpo d'artiglieria che ha colpito la casa del deputato di Hamas Jemila Shanti, in cui si trovavano. Poco distante un terzo Palestinese e' rimasto ucciso in uno scontro a fuoco. Cresce ancora dunque il totale delle vittime dell'offensiva israeliana: ad oggi più di 50. Non sembra però che queste vittime siano servite a fermare i razzi Qassam e tanto meno a placare gli animi degli Israeliani, sempre più infuriati nei confronti di un governo che non sembra in grado di difenderli. Un governo - come confermano i sondaggi delle ultime settimane - la cui sopravvivenza è appesa ad un filo, intrappolato in un'impasse da cui è difficile uscire. Il tutto senza contare l'imbarazzo di un'inchiesta che ha messo sotto accusa il presidente, Moshe Katsav, per abusi sessuali nei confronti delle ex segretarie. Sul piano politico, il primo ministro Olmert ha scelto uno "spostamento" verso destra, favorendo l'ingresso nella coalizione del partito russofono Israel Beitenu, guidato da Avigdor Lieberman. Sul piano militare, la scelta è stata quella del "pugno di ferro": mostrarsi capaci di saper dare una risposta forte alle richieste di sicurezza dell'opinione pubblica. Non per niente per "Nubi d'autunno" si è parlato di "operazione in grande stile", della "più grande operazione dal disimpegno" - trascurando che le vittime palestinesi già nei mesi scorsi erano state più di 200, soprattutto civili. La presenza di una formazione estremistica nel governo, come quella di Lieberman - nominato da Olmert proprio Ministro della Minaccia Strategica - non lascia molte speranze sul successo dei processi di pace. Come ha ricordato di recente il giornalista israeliano Meron Rapaport su l'Espresso, alle ultime elezioni, Lieberman, oltre ad escludere nel suo programma qualunque forma di accordo con gli arabi, aveva parlato di "scambio di territori e popolazioni". In pratica - commenta Rapaport - una soluzione per "sbarazzarsi" di 100mila cittadini arabi: a Israele andrebbero gli insediamenti della Cisgiordania, mentre allo Stato palestinese la città di Um El Fahem e altri villaggi arabi. In sostanza, gli Arabi non sarebbero stati mandati via dalle loro case, ma avrebbero "soltanto" perso la cittadinanza israeliana per fare di Israele uno "Stato ebreo omogeneo". Oltre a queste dichiarazioni - che sebbene irrealizzabili, aizzano il sentimento di xenofobia verso i Palestinesi - non bisogna dimenticare che Lieberman si è presentato sulla scena politica internazionale affermando che "nella Striscia di Gaza le forze israeliane dovrebbero adottare le medesime tecniche di combattimento utilizzate dalle forze russe in Cecenia". Dall'altro lato della barricata, se col lancio dei razzi artigianali i miliziani continuano ad offrire a Israele il pretesto per attaccare la Striscia, sul fronte politico sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il primo ministro Ismail Haniyeh si sono incontrati ieri per discutere la possibile formazione di un nuovo governo di unità nazionale, nel tentativo di allentare la pressione delle sanzioni emanate dalla comunità internazionale contro l'attuale governo guidato da Hamas. Non essendo stata trovata un'intesa sul nome del primo ministro, i due - come riporta Reuters - si incontreranno nuovamente oggi e domani per cercare di raggiungere un accordo.


 

 




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