Con l’annunciata fusione di HERA-ENIA-IRIDE (ex
municipalizzate emiliane e torinesi) ed i già trascorsi
processi di privatizzazione-esternalizzazione della
scuola, dei servizi socio-assistenziali, delle farmacie
e dei trasporti, si chiude, forse per sempre,
l’esperienza a tratti straordinaria del cosiddetto
“socialismo municipale”; straordinaria, perché avviò l’universalizzazione
dei servizi pubblici affermando l’accesso praticamente
gratuito ai beni comuni; agli inizi del ‘900 permise la
partecipazione e la rappresentanza collettiva del
nascente movimento dei lavoratori. Si attualizzò la
centralità della politica. Gli “elementi di socialismo”
, i servizi essenziali poco onerosi, rappresentarono
un salario sociale indiretto, contribuendo per molto
tempo ad una più equa distribuzione complessiva del
reddito. Oggi, invece i servizi sono affidati al
mercato ed al Gotha finanziario; la politica è
subalterna ed ancillare alle decisioni assunte dalla
tecnocrazia e dal
profitto; una lex mercatoria che allontana i reali
centri decisionali, peggiora i servizi offerti, e
provoca un aumento esponenziale delle tariffe; si
verifica sempre più frequentemente una confusione
inaccettabile e sistemica tra controllore e controllato
con eletti che siedono contemporaneamente nei CdA; Il
mercato, l’“economia di carta”, accentuano la
trasformazione dei beni collettivi essenziali in beni a
domanda individuale. S’impone, un mutamento profondo.
Occorre rilanciare una campagna di ripubblicizzione dei
servizi; una classica battaglia delle idee contro la
sbornia privatizzatrice.
VALENTI DENIS
Forli 30/12//2007
ALITALIA,
UNA CONTRADDIZIONE
ITALIANA
Se si potesse liquidare con
una battuta l’intera vicenda Alitalia, questa suonerebbe
come un deja vou, l’ennesimo tassello di un processo
costante di de-industrializzazione del paese andato di pari
passo con la continua deresponsabilizzione della nostra
classe/casta dirigente; sia pubblica che privata. Grida
ancora “ vendetta” l’uscita di scena dell’ex amministratore
Cimoli, omaggiato di decine di milioni di euro per avere
definitivamente affossato il futuro della nostra compagnia
di bandiera.
I nodi e le contraddizioni
del sistema paese Italia divengono così evidenti che risulta
superfluo, al momento, scandagliare i cosiddetti piani
industriali degli ultimi due contendenti –Air France-Klm vs
Air One- ; se solo si ponesse attenzione alla trama intera
della vicenda Alitalia con una delle ultime mosse,
stupefacente, dell’attuale dirigenza, che ha praticamente
dismesso i collegamenti con il far east ( Cina, India), quei
bacini che anche un alunno di prima elementare conosce come
i possibili, importanti, serbatoi di traffico per gli anni a
venire. Senza dimenticare, nella contabilità dei piani di
rilancio, i tagli che si andranno a realizzare: si parla di
esuberi che vanno dalle 7 mila alle 10 mila unità,
considerando non solo la componente equipaggio ( piloti ed
hostess) quanto l’insieme degli addetti.
Come si fa, sempre al di là
delle polemiche su tizio o caio, a sostenere una risorsa
come il turismo ( 11% del nostra pil) o una moderna economia
fondata sulla mobilità e sulle comunicazioni smantellando di
fatto il perno operativo di tutto questo?
Rilanciando, magari come
ultima spiaggia, l’inevitabilità della Tav, per non rimanere
fuori dalle direttrici di traffico sia per quello che
attiene le merci ( provate a chiederlo in casa Fiat…) che le
persone.
La realtà di fatto dimostra
ancora una volta l’incapacità di pensare ad un futuro
fondato su piani ed investimenti di lungo periodo, ad un
quadro di insieme che sappia gestire l’intero terreno della
mobilità, compresa la questione degli scali – vedi Malpensa-
ad oggi mai decollata per la mancanza di collegamenti di
base capaci di renderla modernamente operativa al pari di
Parigi o Francoforte.
Non si tratta di schierarsi a
favore o contro una presunta nazionalità, o peggio una
frazione di territorio, quanto di capire come il declino di
Alitalia rispecchi il declino del sistema Italia. Solo una
seria e qualificata programmazione sarebbe stata in grado di
fornirci orizzonti diversi da quelli di “ muletti” di altre
economie meglio attrezzate della nostra. E’ una prospettiva
assai amara, ma rispecchia la realtà dei nostri tempi.
Valenti Denis
MORTI A TORINO
Le 4 morti (omicidi?)
bianche della
Thyssen-Krupp
di Torino e le 3 persone
oggi sospese tra la vita e la morte, denunciano
drammaticamente l’assoluta insufficienza della Politica,
simbolo anche a sinistra di “casta” autoreferenziale,
“politicista” e del tutto scollata dalle condizioni
concrete di milioni di persone; condizioni materiali e
vissuto quotidiano, che cozzano irriducibilmente con una
accettazione acritica, se non spesso una esaltazione,
del faro magnifico della mondializzazione capitalista;
un sistema di produzione predatorio e totalizzante, che
come un novello Dio Crono, divora i suoi figli. 1302
morti sul lavoro l’anno scorso in Italia, è una guerra
dimenticata, una guerra drammaticamente persa. Questi
lavoratori morti in condizioni orribili interrogano noi
ed il nostro modello di sviluppo. Lavoratori
dell’acciaio, icona di altre epoche produttive e simbolo
di una produzione poderosa ma rimossa, che svela quanto
siano false ed ideologiche le mitizzazioni sulla fine
del lavoro, sulla scomparsa della classe operaia; false,
poiché funzionali ad un modello di accumulazione
flessibile in cui la precarietà sociale è strutturale;
dove 7 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1000
Euro al mese, un terzo delle famiglie per bisogni
primari contrae debiti, oltre 100.000 persone l’anno
immigrano dal Sud italiano in cerca di condizioni
migliori, la tendenza alla povertà aumenta, come
aumenta il ricorso alla straordinario ed al nero per
arrotondare salari e stipendi tra i più bassi in Europa.
Cresce vertiginosamente il fossato tra ricchi e poveri,
una costante indipendente dalla Destra o dalla
Sinistra.; una Politica assente quindi, solo subalterna
ai dogmi della crescita e del profitto; ininfluente
nella vita di tutti i giorni, incapace di rilanciare un
modello alternativo di sviluppo e di trasformazione
sociale. La struttura della produzione contemporanea ci
racconta che, accanto alla sfavillante “net-economy”,
prosperano nuove ed antiche schiavitù anche nel
terziario avanzato, forme di sfruttamento da “padroni
delle ferriere” , lavoro povero, lavoro nero, lavoro
minorile, morti bianche, infortuni gravi o addirittura
permanenti, malattie croniche e progressive. Non basta
il cordoglio, anche sincero. Non bastano decreti
emergenziali. No, non bastano. Bisogna tenere aperta la
prospettiva politica di un “
movimento reale che
abolisce lo stato di cose presenti”.
Valenti
Denis
NO ALLA CENTRALE
BIO-MASSE DI FORLIMPOPOLI;
Ribadiamo la contrarietà,
già espressa dalle sezioni Pdci di Bertinoro e
Forlimpopoli, alla centrale a biomasse . I proponenti
progettano di utilizzare come combustibile scarti di
lavorazioni agricole, di legname, potature e sfalci e
coltivazioni intensive appositamente dedicate. Questa
megastruttura (ben 22 MG) è figlia dell’idea di
trasformare alimenti e terre in energia, che riteniamo
eticamente discutibile a fronte della povertà di massa e
di miliardi di persone che soffrono di fame e
malnutrizione; il progetto accentuerà il ciclo
economico produzione-consumo accettato acriticamente,
anche se ciò si scontra in maniera irriducibile con la
vocazione turistica-ambientale e le eccellenze
enogastronomiche della nostra comunità. E’ in palese
contraddizione con la nostra agricoltura di
straordinaria qualità, frutto di un sapere e di una
tradizione secolare che si vedrà togliere terra a
prodotti tipici, per monocoltivazioni e “merce termica”.
La cosiddetta filiera agro-energetica oltre a non essere
affatto alternativa ai combustibili fossili, è di dubbia
sostenibilità economica senza i pesanti incentivi
monetari promessi; alimenta pericolose aspettative tra
il lavoratori della ex-SFIR e tra gli agricoltori che
cercano, giustamente, una occupazione certa e nuove
occasioni per incrementare un reddito magro e spesso
decrescente. L’impianto oltre a consumare in maniera
predatoria terre, acqua e beni comuni, aumenterà il
degrado della qualità dell’aria grazie alle emissioni di
polveri fini e di nanopolveri; accentuerà
esponenzialmente il traffico di mezzi di grossa portata;
per garantire una tale produzione di energia la centrale
a biomasse rischia di diventare un semplice inceneritore
di rifiuti organici. Avremo nella zona limitrofa la
svalutazione irreversibile delle abitazioni, dei
terreni e delle attività produttive; la centrale si
insedia in una realtà sociale già fortemente inquinata
aumentando incredibilmente il numero dei “camini” già
presenti; avremo una incredibile competizione con
l’impianto di Russi già autorizzato; il bilancio
energetico reale dell’impianto è del tutto negativo, ed
una sterminata letteratura scientifica condanna il
cosiddetto “Inquinamento Termico” giudicandolo il
peggiore possibile, in quanto produce entropia massima
in un sistema dato, dissipando e disperdendo in maniera
irreversibile l’energia disponibile. E’ una priorità
strutturale modificare l’accoppiamento che lega la
crescita della ricchezza alla crescita dei consumi.E’ sbagliato esaltare l’offerta energetica che
alimenta una domanda esponenziale e consumi infiniti,
vanificando il risparmio, l’efficienza e l’uso razionale
delle risorse. Crediamo che la riconversione della SFIR
debba essere coerente con un progetto di sviluppo
sociale di lungo respiro, fornendo una risposta
occupazionale adeguata e stabile che ora evidentemente
non ha.
Valenti Denis
4 dicembre 2007
12 Agosto 2007
Manifestazione del 20 ottobre a Roma
Il 20 Ottobre saremo tanti
alla manifestazione; contro il pensiero unico,
contro un logica imperiale che alimenta uno stato di
guerra, totalizzante, permanente e quindi infinito.
Contro la teoria della “fine del lavoro” che occulta
la morte quotidiana, ben 4 persone al giorno, nei
luoghi di lavoro; che cela antiche e nuove schiavitù
nella società post-fordista. Bisogna contrastare
l’economia di carta, che trasferisce, come dimostra
il recente caso dei mutui americani, il prodotto
sociale dall’economia reale alla rendita speculativa
aumentando esponenzialmente il divario tra ricchi e
poveri, alimentando una precarietà strutturale un
neo-esercito industriale di riserva. E’ irricevibile
un’idea del governo solo dell’alternanza che accetti
per l’eternità il modo di produzione dato. La
politica odierna è impotente, ancella e subalterna
alle “magnifiche sorti e progressive” del divenire
capitalistico che costringe due terzi della
popolazione mondiale a vivere in condizioni di
povertà assoluta, che produce una crescita infinta
insensata ed incompatibile con l’ambiente.
Rilanciamo un modello sociale alternativo contro la
mercificazione della vita, il processo di
“cosificazione” del mondo. Il progresso sociale non
può e non deve essere affidato agli spiriti animali
del capitalismo e alle sole logiche di profitto. La
scelta di governo non può avallare il progetto
neoliberista anche se praticato in versione più
edulcorata. Sono indispensabili nella politica
moderna la democrazia reale ed il conflitto sociale
come leva e fulcro dell’uguaglianza. Ricostruiamo un
progetto politico che sappia parlare al nostro
popolo; una sinistra classista, anticapitalista che
sappia coniugare la modernità con la giustizia ed il
progresso sociale, rilanciando la prospettiva di un
mondo diverso più libero, più giusto, più eguale.
Denis Loris Valenti
Forli 9/08/07
Casa , dolce casa
Affrontare
il discorso della casa è percorso complesso, irto di
metafore e suggestioni dolci, come quella di Hestia, dea
precedente per culto rispetto ai suoi antenati più
famosi come Zeus e Gaia; colei che sapeva raccogliere
intorno al focolare quel calore umano capace di scaldare
il senso stesso dell'esistenza. Oggi, nell'epoca del
liberismo predatorio spinto verso la perfezione della
sopraffazione del capitale nei confronti della vita, i
managers dei fondi immobiliari, attuali stars del
meccanismo criminale che soprintende e coordina le mosse
del capitale finanziario, inventano autentici spezzatini
e scaricano sugli investitori, che sperano di costruirsi
attraverso quei fondi una pensione integrativa, le bolle
speculative relative alla massa di crediti inesigibili
rappresentati dai mutui ormai non più solvibili che i
cittadini americani hanno contratto per tentare la
scalata al cielo. Un modello mefitico che si espande
anche da noi. La borsa non crea una ricchezza
aggiuntiva, accentua la finanziarizzazione dell’economia
ed un vero e proprio esercito industriale di riserva;
l’ultimo rapporto Istat denuncia l’accentuarsi
esponenziale di un neo-proletariato costituito da
precari e flessibili con salari sotto il livello di
povertà assoluta. Attraverso programmi Tv spazzatura si
veicolano stili di vita inaccettabili e disvalori in cui
veline, elfi, nani e ballerine assurgono a modelli
desiderati ed assolutamente imitabili. Quasi 8 milioni i
italiani sono poveri, molte famiglie non pagano più i
ratei degli affitti e dei mutui, altre non arrivano alla
fatidica 4 settimana ed i mass-media si occupano
esclusivamente di nuotate notturne tra star sportive e
vallette di turno. E' quindi inutile e financo un po'
codardo parlare del calo del potere di acquisto degli
italiani quando il costo di beni primari come la casa
assorbe sino al 40% del reddito disponibile, andato ad
ingrassare furbi e furbetti di un quartierino che ha
monopolizzato la cultura del nostro Paese e costituisce
lo spirito del nostro tempo. Giova ricordare come in
realtà europee a noi vicine, Olanda e Germania, il peso
dello Stato, che interviene nella vita economica, solo
nella gestione del fattore casa conta percentuali vicine
al 50%, significando non solo calmierazione dei prezzi
ma anche una destinazione diversa di quei capitali che,
in assenza di presenza pubblica, si buttano verso il
guadagno facile della rendita ingrassando “Bilionaire” e
stupidi affini.
Denis Valenti
.L'Apprendista
stregone
Le “magnifiche e
progressive” sorti del capitalismo mondiale ci
consegnano una contemporaneità senza progresso, una
modernità senza vergogna.
L’“apprendista stregone” capitalista ha
evocatoforze
distruttive e demoni oscuri e non riesce più a
dominarli. Impotente nel
fronteggiare uno stato di
guerra Hobbesiano, lo alimenta con una neo “lex
mercatoria” in cui la comunità finanziaria si erge
sovrana. Divengono esplicite e chiare le contraddizioni
dell’accumulazione contemporanea; 1,5 miliardi di
Persone vivono con 1 dollaro al giorno, 3 miliardi di
persone con 2 dollari, 1,5 m di persone non hanno
accesso all’acqua potabile, il 62% dell’umanità non ha
la corrente elettrica. Anche
in Italia avanza una
povertà di massa. Esplode drammatica la questione
salariale. Morti bianche, lavoro nero e precariato
avanzano come una letale pestilenza. Il neoliberismo
modella in senso mercantile i concetti di sovranità e di
cittadinanza, accentuando contraddizioni di classe,
ecologiche e di genere. Per contrastare questa nuova
barbarie occorre un progetto alternativo. La
riunificazione della rappresentanza della sinistra
diviene una questione di sanità pubblica. Non sono più
accettabili i non possumus, le alchimie politiciste. E’
indispensabile confederare la sinistra nel binomio unità
e diversità. Confederare, cioè unire soggettività,
allargando la rappresentanza al sindacato, alle
associazioni, ai movimenti, ai cittadini. E’
fondamentale contrastare la deriva del pensiero unico e
la crisi della politica. Bisogna dare rappresentanza
alle espressioni irrisolte che giungono dalla società.
Istanze, bisogni, e perché no sogni, che richiedono la
costruzione di un paradigma “altro” radicalmente
alternativo a quello esistente, che sappia coniugare
pace, diritti universali e sviluppo. Rilanciamo un nuovo
protagonismo sociale, che può costituire una rinascita
del conflitto di classe, un soggetto sociale di
trasformazione. Dare gambe al progetto, costruire, anche
a livello locale, la berlingueriana “democrazia reale”
rilanciare le forze presenti nella società. Questo è
compito della sinistra.
Forli 8/07/07
Denis Valenti
Pensioni, un
pretesto politico
Nel giorno sulla
trattativa sulle pensioni, con una coincidenza
bizzarra l’Ocse, l’organizzazione che riunisce i
paesi più industrializzati, ci segnala che la
distribuzione del reddito è nettamente peggiorata
nei pesi a capitalismo maturo. La situazione sociale
è drammatica. In Italia, nonostante la “fine del
lavoro”, muoiono 4 persone al giorno nei luoghi di
produzione; le retribuzioni reali nell’ultimo
biennio sono addirittura diminuite, aumenta la
distanza tra i primi e gli ultimi, una famiglia su
quattro non riesce a far fronte a spese impreviste,
il 12% delle famiglie vive in povertà assoluta. La
spesa sociale è 3 volte inferiore ai paesi a
capitalismo avanzato. Il prodotto sociale transita
dai produttori di ricchezza ai percettori di
rendita.; già oggi con sistema a ripartizione, i
pensionati italiani sono i più poveri di Europa; la
precarietà strutturale del lavoro contemporaneo,
l’instabilità dei rapporti di produzione,
l’introduzione disastrosa del sistema contributivo
a capitalizzazione, creeranno in tempi brevi un neo
proletariato urbano inedito ed inquietante. Con il
Tfr assistiamo al trasferimento più colossale di
reddito dai salari e dagli stipendi alla pura
rendita speculativa- finanziaria. La politica
assiste attonita, afona ed assente alla sussunzione
reale della società alla finanza. Uno sconcertante
quanto paradossale “keynesismo di carta” che
sussume i lavoratori che volenti o no vengono
assorbiti nel circuito della finanza e del debito,
testimonianza diretta della svalorizzazione
materiale del contenuto del lavoro. L’economia di
carta dal municipio al parlamento rilancia “metodi e
tempi” alla politica. Le compatibilità economiche,
la competitività e la stabilizzazione monetaria
divengono anche a sinistra il Moloch moderno, il
neo-feticcio contemporaneo; i rappresentanti del
Partito democratico come Pangloss del Candido di
Voltaire, ripetono come un mantra che “le cose non
potrebbero andare altrimenti”. La sinistra classica
deve contrastare la deriva del pensiero unico. Le
pensioni sono in realtà un pretesto politico per
imporre nella agenda e nella pratica politica una
neo restaurazione capitalistica che si declina,
attraverso le compatibilità di sistema,
l’accettazione acritica del mercato e la legge
elettorale maggioritaria. Si espunge il conflitto
sociale, accentuando la dimensione di casta del ceto
politico e la separatezza con la quotidianità ed il
vissuto delle persone. Abbiamo un compito immediato,
ricostruire un progetto politico per “fare egemonia”
e per ricostruire una sinistra classista nel paese.
Non lo sprechiamo.
Denis Loris Valenti
PDCI FORLI; SABATO 9 GIUGNO
MANIFESTAZIONE
NAZIONALE A ROMA
CON L’ALTRA AMERICA; FERMIAMO
TUTTE LE GUERRE DI BUSH;
Sabato 9 Giugno sarò a Piazza
del Popolo a Roma per rilanciare una alternativa a
Bush. Manifesteremo in tanti contro un logica
imperiale che alimenta lo stato di guerra Hobbesiano,
permanente, totalizzante e quindi infinito. Un
complesso militare-industriale inedito nella storia,
potente ed incontrastato, che riproduce
immancabilmente servi schiocchi, imitatori ed
apologeti. Anche
L’Europa del cinquantenario dei Trattati di Roma,
L’Europa di Erasmo da Rotterdam, di Kant, di
Voltaire, tutta avvitata alla sua crisi
neoliberista, è afona di fronte alla drammaticità
degli eventi. Sono
oltre 43 le guerre riconosciute nel rapporto Onu. Si
moltiplicano le violazioni dei diritti umani; si
globalizza, la violenza e la tortura, da Abu
Graihb a Guantanamo, ai voli segreti della CIA. Una
nuova barbarie avanza. Si costruiscono scudi
missilistici o muri fisici, come ai confini del
Messico come a Vicenza inaccettabili, solo per
salvare l’impero della invasioni barbariche. Nuove
mura come nella Roma antica, nuovi limes
porolissensis per difendersi dalla minaccia, nuovi
Adrianum Vallum per respingere l’invasore. I potenti
della terra hanno una visione del mondo wagneriana,
cupa ed oscura. L’occidente si sente come un moderno
Leonida, vittima della sindrome delle Termopili,
disposto a tutto pur di salvare la propria
identità. E’ indispensabile rilanciare la Pace come
paradigma alternativo di sviluppo; è attualissimo il
famoso discorso di Berlinguer al XIV Congresso
nazionale del PCI (1975) incentrato sul progetto
della “cooperazione internazionale,… e la sua
straordinaria intuizione sulla necessità
ineluttabile di un governo mondiale Si determinano
infatti ancora una volta meccanismi di dipendenza
Nord-Sud, di polarizzazione sociale e di neodominio
feudale. Aumentano i dannati della terra humus
ideale per la riproduzione del terrorismo.
Riaffermiamo che un altro mondo non solo è possibile
ed auspicabile, ma è concretamente praticabile.
VALENTI DENIS
Segretario Pdci Forli
AEREOPORTO FORLI
21/052007
Pensare e parlare di Forlì
significa indagarne senso e finalità oltre i
contingenti aspetti economici, per i quali, credo
sia doveroso chiedere conto e spiegazioni agli
attuali amministratori della Seaf.
Un convegno organizzato dall'Enac
a Roma nel 2004 disegnava i profili ed i contenuti
degli scali nel solco delle maggiori e più
interessanti esperienze europee e mondiali,
delineando nello sviluppo delle attività cosiddette
" non aviation" il perno sul quale investire per
garantire flussi di redditività in grado di
bilanciare le strategie in perdita del settore linee
aeree; settore che con l'avvento delle compagnie low
cost e con gli eventi verificatesi negli ultimi anni
sta conoscendo crisi ricorrenti. Quando si decide di
sviluppare il traffico, cosa delineata dalla
direzione di Forlì, sul solo settore " a basso
costo", ancor più evidente diviene la necessità di
pensare alla struttura aeroportuale come parte di un
sistema più ampio, in grado di coinvolgere relazioni
ed attività che si integrano con l'insieme del
territorio. In caso contrario, contare sul solo
aumento del numero dei passeggeri veicolati da
compagnie quali windjet e ryanair significa
ammettere una sconfitta di prospettive e futuro per
lo scalo forlivese. Affrontare la mondializzazione
dell’economia solo attraverso una competitività di
costi è scegliere strategicamente la “via bassa”
allo sviluppo. Invece occorre pensare al Ridolfi
come il " gate", la porta di ingresso e contatto del
nostro territorio con l'esterno, come mezzo per una
vasta azione economica e culturale capace di
dischiudere possibilità di conoscenze e scambi sia
in ambito prettamente turistico che del territorio
complessivamente inteso. In questo senso
appare necessaria la capacità di coinvolgere a
livello strategico tutto il versante appenninico del
nostro entroterra, quella zona portatrice di
eccellenze e peculiarità artigianali e
gastronomiche. A questo proposito ribadiamo con
forza e convinzione la necessità di coordinare e
guidare la promozione ed il supporto per la
commercializzazione del prodotto romagnolo facente
capo al Ridolfi non con l'istituzione di società di
capitali portatrici solamente di gettoni di presenza
per i Consigli di Amministrazione che dovranno
crearsi, ma con una sintesi pubblica che sappia
coordinare le componenti del sistema. Per chiarezza
non si comprende una società per la promozione del
vino e quella che dovrebbe promuovere l'aeroporto;
entrambi aspetti di un territorio che deve
evidenziare le sue peculiarità in rapporto a
strategie chiare e finalizzate ad obiettivi precisi.
Così come evidente risulta la necessità di
caratterizzare maggiormente il nostro centro
storico, quel bacino di relazioni e di saperi
strettamente legato alla vocazione di contatto di
una moderna struttura aeroportuale.
Valenti Denis
Situazione difficile
nel carcere di Forli
Il carcere di Forli
si trova quasi al centro della nostra città. Le
nuove strutture penitenziarie costruite negli ultimi
anni sono di solito relegate nelle periferie delle
città , fuori dalla vista dei cittadini. Sono delle
specie di “non luoghi” istituzioni da dimenticare
affinchè tutti possiamo vivere delle nostre certezze
e sentirci sereni con le nostre coscienze; quelli
che non stanno alle regole della nostra società, i
“deliquenti” non possono nuocerci e neppure vogliamo
vederli. Per Forlì è un po’ diverso, attorno al
carcere ci passiamo pressochè quotidianamente, ma
tiriamo via senza sprecare tempo a pensare che cosa
sia veramente quella struttura., aiutati dal fatto
che in parte è nascosta dalla Rocca di Caterina
Sforza, dal muro di cinta e dai 4 torrioni. Ma
dentro vi sono tante persone che vi lavorano e poi
ci sono i detenuti che in questa società, i cui
valori sono quasi ormai solo l’individualismo più
sfrenato, il benesserre personale e l’apparenza fine
a se stessa, diventano “non persone” proprio come
sono “non luoghi” i posti dove sono rinchiusi.I
questi tempi dentro il carcere vi è più agitazione
del solito e le organizzazioni sindacali, in testa
Cgil e Cisl, vogliono far sapere che non accettano
che i lavoratori, poliziotti soprattutto, siano
abbandonati dalle Istituzioni, in primis il
Provveditorato regionale ed il Dipartimento dell’Ammministazione
penitenziaria, che li dovrebbero coordinare, oltre
che sostenere ed aiutare. Invece spesso avviene
l’opposto. Più di 100 persone e c.a. 160/170
detenuti pare siano abbandonati al loro destino,
senza fondi per la loro gestione, con il personale
di polizia ridotto all’osso e, con gli agenti che
protestano inutilmente per questa condizione. La
situazione sta diventando ingestibile, e le
istituzioni latitano. I lavoratori ed i detenuti si
trovano davanti un muro invalicabile, al continuo
diniego negli aiuti, con un pervicace atteggiamento
che pare finalizzato a creare cittadini di serie A e
di serie B. Sarebbe incomprensibile ed irrazionale
se ciò fosse accettato dalla cittadinanza,
soprattutto se ciò fosse proposto dalle Isituzioni
che tutelano quella straordinaria Costituzione, oggi
molto avversata, che afferma che gli uomini sono
trattati senza distinzione di razza, sesso,
religione come portatori di diritto e di rispetto.
Negli ultimi anni si sono fatte cose importanti, e
l’apertura della Direzione ha permesso al mondo del
volontariato, e non solo, di impegnarsi in una
cospicua serie di interventi che hanno spesso
sopperito alle carenze dell’Amministrazione
centrale e regionale. Ci piace pensare che gli
ostacoli che qualcuno continua con puntigliosità a
creare saranno presto abbattuti, riconoscendo ai
lavoratori del carcere ed a tutti gli operatorii
estreni un impegno che non è scontato, soprattutto
quando si dibatte in mille ostacoli. Il loro lavoro
rende vivibile, nei limiti del possibile per una
Istituzione totale e spesso nell’indifferenza
generale, la vita interna dell’istituto.
VALENTI DENIS
Segretario Pdci
Forli
ANCORA UN NO AL BRUSADOR
Lunedì p.v. quindi la
maggioranza in Provincia voterà per il nuovo brusador.
Pare presenteranno anche un ordine del giorno. Sarà del
tutto inutile, poiché verrà confermata la costruzione
della 3 linea. Sarà anche assolutamente inefficace; è
infatti un insieme non vincolante di buone intenzioni.
Ma si sa che anche la strada per l’inferno è lastricata
di buone intenzioni. Sbaglia il Presidente a minacciare
l’espulsione dalla maggioranza ad eventuali dissidenti.
Sbaglia perché il nuovo inceneritore non era previsto
nell’accordo di maggioranza. Sbaglia perchè questo voto
tende ad espungere la citta di Forli, che rischia di
essere sottorappresentata a livello di governo
provinciale. Come spiegare infatti lo scarto
irriducibile tra il no della “democrazia reale” ,
cittadini, associazioni e partiti espresso con oltre
17000 firme raccolte ed il parere contrario di più di
400 medici, con il voto favorevole al termodistruttore?
Non basta un voto “cesenate” e l’assoluta sordità alle
istanze cittadine a spiegare. Non basta neppure la tesi
insostenibile della riduzione del danno, né la
subalternità alle politiche ed ai dictat di Hera. No,
non basta. In realtà la politica rischia di diventare un
non luogo, e spesso anche le coalizioni di
centro-sinistra sono sempre più afone e sempre più
ancillari ai dogmi del mercato, subalterne
all’ortodossia del pensiero unico. Miopi verso le
criticità strutturali del nostro modello emiliano di
sviluppo. Il voto favorevole al brusador va letto anche
così. Infatti accentuerà il ciclo economico
produzione-consumo accettato acriticamente, anche se
ciò si scontra in maniera irriducibile con la vocazione
turistica- ambientale della nostra comunità. Si
costruiscono “brusador” ed inceneritori camuffati a
bio-masse in tutta la regione palesando il limite della
crescita quantitativa infinita su un sistema-mondo
finito. Il degrado ecologico aumenta in maniera
esponenziale insieme alla precarietà sociale denunciando
un progresso senza modernità e spesso senza più
vergogna. Questo modello di sviluppo va contrastato qui
ed ora a partire da un no a nuovi e vecchi brusador.
Denis Valenti
Segretario Federazione
Pdci Forli
Forli 30/12/06
Anno nuovo,
vecchi problemi;
L’anno nuovo si preannuncia
all’insegna del gigantismo finanziario-economico; da
una parte infatti, si sancisce la fusione tra San
Paolo-Imi e Banca Intesa ed, a livello locale si
prospetta la creazione di una mega-holding con Hera
ed Enia ( ex-municipalizzata di Reggio Emilia) con
l’esplicito ed apologetico intento di creare
un’unica azienda di servizi da Rimini a Piacenza.
Inoltre, a supporto di queste operazioni di
“business” interviene il “decreto Lanzilotta” che
privatizza de facto ciò che rimane dell’esperienza
delle municipalità. Sono i simboli concreti
dell’egemonia della finanza che detta “metodi e
tempi” alla politica. Incontrastata diviene la
categoria politica del pensiero unico, del
“mercatismo” come unico regolatore sociale. Il
capitalismo finanziario, incurante dei disastri
sociali creati nel passato, ritorna prepotente ed
arrogante. Un “dejà vu”, un già visto si dirà,
figlio dello spirito del tempo. Ma queste operazioni
di ingegneria finanziaria interrogano la politica,
sempre più afona ed assente, perchè accentuano
esponenzialmente la frantumazione e la dispersione
della sovranità popolare. Infatti riducano le
assemblee elettive (sia comunali che nazionali) ad
orpelli senza potere decisionale, luoghi di mera
chiacchiera. Svuotano di contenuto e di qualità la
rappresentanza politica, ridefiniscono la natura
della moneta neo-feticcio contemporaneo; i beni
comuni si modificano da valori d’uso a valori di
scambio merce tra le merci, rimuovendo istanze
elementari di distribuzione di reddito e di
ricchezza. Infine la politica dominante sottovaluta
che il suo ruolo ancillare alla finanza politica
favorirà “gli spiriti animali” e l’affermarsi di un
capitalismo predone, indifferente alla
problematicità delle persone e dei territori. Ciò è
evidente a livello locale nel “business” ambiente,
con la conseguente mega-costruzione di inceneritori
in tutta la Regione; mentre a livello nazionale la
precarietà dominante e strutturale diviene sinonimo
di una modernità senza sviluppo, senza progresso e
senza vergogna. L’ultima indagine Istat testimonia
la drammatica situazione di metà delle famiglie
italiane che non arrivano a fine mese ed una su
quattro non riesce a far fronte a spese impreviste.
L’economia finanziaria è davvero neutrale su questi
fenomeni e noi viviamo davvero nel migliore dei
mondi possibili?
Denis Loris Valenti
Forli 11/12/06
Più
IPER meno TERRITORIO; una lacerazione da evitare.
Quando un
poeta,Sanguineti, candidato sindaco della Sinistra a
Genova, città alle prese con questioni delicate come
inceneritore, varianti ed assetti della
distribuzione, afferma che l'ascolto del mondo che
ci circonda rappresenta oggi la prima risposta ai
bisogni radicali della propria gente, enuncia
contemporaneamente un metodo e una strategia per il
futuro assetto della città. Parole di buon senso, e
però quasi rivoluzionarie al giorno d'oggi, tanto
radicata è la autoreferenzialità della politica
rispetto ai nodi ed ai problemi imposti dalla
complessità dei soggetti e dei bisogni cui essi sono
portatori. Questa premessa per entrare direttamente
su uno dei problemi che riguarda la nostra realtà,
quello del commercio, quindi del centro storico e di
quello che sarà l'area destinata al nuovo iper. Nodi
la cui soluzione deve passare attraverso l'ascolto
dei soggetti interessati, fuori da logiche
corporative, ma considerando la crisi che attanaglia
il piccolo commerciante e le prospettive di assetto
globale che il presunto allargamento delle superfici
nell'area di Via Punta di Ferro comporterà per i
destini delle piccole botteghe cittadine. Un insieme
di saperi e relazioni non sacrificabili alla fredda
logica della rendita speculativa immobiliare, un
assetto della città non penalizzabile ulteriormente
dagli enormi problemi del traffico e della viabilità
che l'operazione comporterà inevitabilmente.
Eppure la logica dei pochi, ma potenti
ed intrecciati interessi che lavorano per
l'ampliamento della superficie in oggetto.
Curiosamente ed analogamente alla famigerata 3 linea
dell’inceneritore, si discute di un probabile
raddoppio della superficie iniziale. Pare non
fermarsi la grande corsa al tempio del consumo, in
ossequio a quella acritica omologazione verso la
rendita, il pensiero unico e l'interesse del
capitale che ormai ha assuefatto anche gran parte
della sinistra, spettatori ed attori interessati ad
operazioni di facciata dalla dubbia e pericolosa
ricaduta sul lavoro e sul futuro di tanti piccoli
esercenti commerciali. Una idea predatoria del
territorio che esalta la cementificazione e le
grandi opere; Moloch contemporanei alla
mercificazione di ogni aspetto sociale della vita.
Il mercato ed il “mercatismo” luoghi di dominio nei
confronti di una politica afona e senza grandi
prospettive. Basterebbe l'analisi obiettiva qui ed
ora delle superfici presenti nei territori di
Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini per far desistere
dallo stravolgimento del progetto originario, già
oggi discusso e discutibile, per quella crisi del
commercio che fatica a trovare vie di uscita, come
dimostrano le statistiche degli ultimi due anni.
Augurabile sarebbe un impegno sul centro storico
forte e risoluto, in un'ottica di eccellenza che la
città deve recuperare per gli impegni di
rappresentanza che vuole assumersi nell'ambito del
sistema aeroportuale e dei trasporti stilato con
altre realtà romagnole. Altrimenti anche queste
suoneranno come parole al vento, in attesa di altro
cemento e di una tomba per la più grande risorsa
della nostra terra rappresentata dal suo patrimonio
umano e sociale.
Denis Valenti
RIBADIAMO IL NO AI VECCHI E NUOVI
CAMINI;
I latini affermavano “Vox
populi, vox Dei” (Voce di popolo, voce di Dio). Per
Comune e Provincia, ma in realtà Hera, ciò non vale;
hanno deciso che il “bruciatore” di 120000 t/a, 2,5
volte superiore alla capacità attuale di smaltimento del
vecchio impianto si farà, nonostante si siano raccolte
oltre 17000 firme contro, tra cui quelle di ben 409
medici! Una enormità. Ad “effetto domino si discute
anche di centrali a biomasse, in realtà inceneritori
camuffati, contro la “Volontà Generale”. Una sterminata
letteratura scientifica internazionale denuncia
“l’inquinamento termico” come causa principale del
degrado sociale ed ecologico, poiché sviluppa il massimo
dell’entropia possibile in un dato ambiente, con la
massima dissipazione di energia disponibile. Una
produzione sociale di qualità, dall’agricoltura, al
turismo, ed una moderna società dei servizi, sono del
tutto incompatibili con la costruzione di nuovi e
sovradimensionati inceneritori. La produzione
giornaliera procapite d’immondizia nel territorio ha
raggiunto un punto di non ritorno. Il contesto
sanitario è già degradato.
Siamo tra le prime province in Italia con il più alto
tasso di malattie tumorali. Il traffico urbano ha
creato una coltre di smog endemica, l’inquinamento
acustico è in certe zone intollerabile. Infine rimane
inalterato il problema “Mengozzi”, delineando una
società che produce “rifiuti a mezzo di rifiuti” Il Pdci
di Forli esprime la più netta contrarietà. Il nostro no
vuole contrastare le privatizzazioni, di cui i
“brusador” sono la logica conseguenza, poiché sono più
“redditivi” e rispondono meglio alla logica predatoria
del profitto a breve.
Hera rafforza cosi, in maniera esponenziale, il proprio
ruolo di Holding economica-finanziaria. La gestione
dell’economia reale delle aziende multiservizi obbedirà
sempre più a logiche finanziarie. Ci sarà il vero
rischio di un “Moloch” versus gli Enti Locali, dotato
di enormi dimensioni, competenze e di grande capacità
finanziaria a fronte di un potere pubblico marginale,
depotenziato,
subalterno ed ancillare alle decisioni
assunte dalla tecnocrazia e dagli “spiriti animali” del
capitalismo.
Occorre praticare una idea alternativa di sviluppo.
17 novembre 2006
Valenti Denis Loris
Segretario Federazione
Forlì 9
Novembre 2006
No al 3° inceneritore
ANCHE IL PDCI DI FORLÌ
CONTRARIO AL NUOVO E VECCHIO” CAMINO
Eravamo, siamo e saremo
contrari sia al potenziamento dell’inceneritore dei
rifiuti attraverso la costruzione di una terza linea da
120 mila tonnellate all’anno, sia ad inceneritori
camuffati da “generatori a biomasse”. Si tratta di una
iniziativa che le Amministrazioni, comunale di Forlì e
provinciale, stanno portando avanti nonostante nella
città si siano attivate da tempo numerose iniziative di
protesta, culminate nella sottoscrizione da parte di
oltre 17 mila cittadini di un documento fortemente
contrario alla realizzazione del terzo camino. Fra
l’altro mentre nella zona industriale si è aperto il
cantiere non sappiamo ancora quale sarà la decisione del
Tribunale Amministrativo Regionale presso il quale pende
un ricorso intentato da decine di forlivesi. Il PdCI di
Forlì chiede al Presidente della Provincia ed al Sindaco
di Forlì di tenere conto delle rimostranze e delle
preoccupazioni che migliaia di forlivesi stanno
manifestando, inascoltati, da mesi. Riteniamo che la
concertazione debba essere praticata anche e soprattutto
quando si ha a che fare con la salute delle persone. Nel
merito delle scelte contenute nel programma della
coalizione che ha sostenuta la candidatura del Sindaco
Masini, relative allo smaltimento dei rifiuti, abbiamo
sempre ribadito che l’adeguamento dell’inceneritore
esistente avrebbe dovuto privilegiare l’ ammodernamento
tecnologico dell’impianto al fine di ridurre i rischi di
inquinamento dell’aria e dell’ambiente. Il raddoppio
della capacità di smaltimento, che invece si sta
perseguendo con il progetto della terza linea, non
risponde affatto a questo obiettivo bensì appare solo
come una penalizzazione che viene imposta ai forlivesi
per salvaguardare gli interessi economici di chi
attraverso l’incenerimento dei rifiuti, sovvenzionato
dallo Stato, intende fare affari.”
Valenti Denis
Segretario Federazione
PDCI (Forlì)
UN MODELLO DI SVILUPPO DA CAMBIARE;
Forlì, 20 ottobre2006
I recenti dati su
precarietà ed ambiente, confermano, sia a livello
locale, sia a livello nazionale le criticità strutturali
del nostro modello di sviluppo. Le “magnifiche e
progressive sorti” della mondializzazione capitalista
cantate dagli aedi del mercato, si scontrano
inevitabilmente con i limiti della crescita infinita su
un sistema-mondo finito. La politica, e spesso anche le
coalizioni di centro-sinistra sono sempre più afone e
sempre più ancillari ai dogmi del mercato, subalterni
all’ortodossia del pensiero unico. Il modello emiliano è
in affanno. Così la precarietà sociale ed il degrado
ecologico aumentano in maniera esponenziale, si saldano
anche a Forli in un mortale abbraccio, diffondendosi
come una letale pestilenza, mentre la politica discute e
si confronta su temi di carattere spesso politicista, su
contenitori e contenuti astratti, indefiniti e
generalisti, vedi Partito Democratico e simili, spesso
del tutto avulsi dal contesto territoriale. E’
indispensabile rilanciare una straordinaria azione
pubblica per realizzare nuovi diritti di cittadinanza
sociale. Siamo di fronte alla crisi del progetto
liberista. Sono perciò del tutto irricevibili proposte
che mercificano ulteriormente beni e servizi pubblici
come il Trasporto Pubblico Locale. Altrettanto
inaccettabili sono le scelte che affidano a soluzioni di
mera redditività e profitto le fondamentali opzioni
ecologiche ed energetiche, rilanciando tecnologie
obsolete come gli inceneritori “vecchi e nuovi” e gli
impianti a biomasse. Non è questo il futuro della città
di Forli, poiché questi progetti sono figli dello
“sviluppiamo” e di un miope paradigma economico, che
considerano la crescita, il mercato e ed il ciclo
produzione-consumo sempre e comunque indice di sviluppo
oggettivo e progresso sociale. Il governo è sempre un
mezzo, non un fine. Occorre esprimere e praticare una
idea altra di sviluppo.
Denis Valenti
Segretario Federazione
TERRITORIO E STRATEGIA;
La relazione del Sindaco
nella giornata dedicata all’aeroporto Luigi Ridolfi
presenta lacune e contraddizioni sia sotto il profilo
politico che di prospettiva gestionale.
Essa infatti ha puntato
l’attenzione sul concetto di territorio come base e
soggetto sul quale innestare politiche di sviluppo
dell’infrastruttura aeroportuale, senza delineare
strategie precise, salvo confidare su un maggiore
impegno di realtà provinciali e non circa impegni di
ricapitalizzazione della struttura e di nuovi
investimenti.
Che il concetto di
territorio sia la base di partenza per un ragionamento
più ampio non rappresenta una novità, studi specifici
del Ministero dei Trasporti e degli organismi tecnici ad
esso collegati indicano come la valorizzazione del
rapporto con il proprio territorio rappresenti lo snodo
per superare crisi possibili del movimento passeggeri e
conseguentemente per confrontarsi con realtà in
crescita. Ma vuole dire anche capacità di leggere ed
interpretare la vocazione specifica di esso; pertanto
come si coniuga una vocazione a definire le eccellenze
della provincia forlivese con il completo disinteresse
alla qualità ambientale della stessa? Come si può tenere
insieme la vocazione alla qualità del comparto
agroalimentare con lo sviluppo del business dei rifiuti?
Crediamo doverosa una
spiegazione in tal senso.
Come puntuali e
coordinate dovrebbero essere le linee di gestione del
territorio e della struttura aeroportuale ad esso
collegata. Non si capiscono ruoli e compiti delle
società in esso coinvolte, dalla Seaf a Promozione
Turismo, così come manca a nostro avviso una capacità di
coordinamento e di indirizzo delle risorse e del loro
più efficace utilizzo.
Quando il nostro
entroterra beneficia di risorse economiche provenienti
dall’Europa e, per bocca dell’Assessore Bagnara, dovrà
consentire alla Romagna di trasformarsi in territorio da
vendere, grazie anche al potenziamento delle
infrastrutture, evidente appare lo sforzo di
coordinamento e di indirizzo che la politica deve
assumersi, affinché non vi siano dispersioni e di
conseguenza mancate occasioni di riqualificazione.
Pertanto, perché non affidare la gestione ed il
coordinamento della struttura alla Provincia, che appare
come ambito di soggetti interessati quello più idoneo ad
interpretarne complessità e sinergie?
Forlì 25
settembre 2006
Valenti Denis
(Segretario
Federazione Forlì)
Patti di
maggioranza, chi li ha visti?
Il dibattito innescato in
questi giorni dall’intervista concessa dal Sindaco di
Forlì al quotidiano “La Voce” è senza dubbio degno di
attenzione e ricco di spunti significativi. Peraltro
occorre chiarire che per quanto concerne il nostro
Partito non è mai esistita una richiesta formale di
allargamento della Giunta a nostri rappresentanti.
Sapevamo che i patti di maggioranza prevedevano che
questa possibilità sarebbe stata riservata anche a chi
avesse mancato di pochi voti l’elezione di un
rappresentante in Consiglio comunale ma “l’elasticità
politica” con cui questo punto era stato inserito
nell’accordo ha reso possibile una interpretazione del
tutto restrittiva che, appunto, ci vede insieme ad
Italia dei Valori, esclusi da qualsiasi incarico di
Giunta. Non esiste però una “ rivendicazione degli
esclusi dalla Giunta” almeno per quanto concerne il
nostro Partito, anche se il buon risultato elettorale
ottenuto dal PdCI alle elezioni politiche indica un
sensibile rafforzamento di consensi anche fra
l’elettorato forlivese. Invece esiste, e l’intervista di
Nadia Masini ne è la conferma, una vera e propria
questione del rapporto che a nostro avviso dovrebbe
esserci, ma non c’è, tra chi, come il PdCI, durante la
campagna elettorale del 2004 si è impegnato per
sostenere l’attuale maggioranza, ed il resto della
coalizione compresa ovviamente la Giunta e, quindi, le
azioni e le iniziative che essa porta avanti per
l’attuazione del programma condiviso da tutti. In buona
sostanza l’interrogativo che si pone dopo i primi 24
mesi di lavoro della coalizione di Centro Sinistra a
Forlì è se l’avere mancato per una manciata di voti il
consigliere debba corrispondere automaticamente
all’esclusione del nostro Partito da qualsiasi tavolo di
discussione e di confronto sul futuro e sulle scelte per
la Città. Anche se noi siamo convinti che questo non
possa essere il modo di intendere una alleanza, quanto è
accaduto in questi primi 2 anni di lavoro della
coalizione, purtroppo conferma che per qualcuno, e tra
questi il Sindaco, è così. In concreto si può affermare
che il nostro impegno è stato utile per portare qualche
centinaio di voti in più al Centro Sinistra, ma a
risultato raggiunto l’unico tavolo di confronto che
abbiamo avuto disponibile per esprimere le nostre
opinioni su alcune questioni che giudichiamo importanti
per Forlì, sono i muri per affiggere i nostri manifesti
ed i giornali locali che hanno pubblicato le nostre
lettere. In verità ben poca cosa per chi come noi
potrebbe, il condizionale a questo punto è d’obbligo, a
buon diritto affermare di avere vinto, insieme alla
coalizione, le elezioni! Non solo, ma dalle
dichiarazioni del Sindaco al quotidiano, ancorché
precisate in un successivo intervento pubblicato da “La
Voce”, apprendiamo che l’allargamento in corsa della
maggioranza a rappresentanti di Partiti
dell’opposizione, non è una semplice ipotesi. Se a ciò
sommiamo che ben maggiore visibilità e protagonismo sono
riservate ad un Partito i cui rappresentanti, come il
gatto di Alice nel Paese delle meraviglie ora sono in
maggioranza ed ora scompaiono e si trasferiscono
all’opposizione ovvero restano ma a titolo poco più che
personale, ( ed il riferimento ai rappresentanti del PRI
è in questo caso voluto) ci pare di potere affermare che
se nel Centro Sinistra esiste una questione “esclusi”
per il PdCI essa non si riferisce tanto alla
composizione della Giunta quanto invece ai rapporti che
in una qualsiasi coalizione dovrebbero essere alla base
di un lavoro comune con cui assolvere ad un impegno
assunto davanti ai cittadini. Un impegno che vale anche
per chi, come noi, non ha un consigliere eletto. Quanto
accaduto fino ad oggi, e l’intervista di Nadia Masini
suona come una conferma, ci vede esclusi da qualsiasi
confronto di merito sull’attuazione del programma
elettorale che anche noi abbiamo contribuito a definire.
Una esclusione che di fatto significa “esclusione dalla
maggioranza” E di questi, che sono fatti e non
sensazioni, anche per un dovere di chiarezza nei
confronti dei nostri elettori, non possiamo che, nostro
malgrado, prendere atto.
Denis Valenti –
Segretario PdCI di Forlì
Renzo Sangiorgi –
Direzione del PdCI di Forlì
Forlì
21 agosto 2006
La guerra come
continuazione della politica;
Il mondo ha assistito
attonito e frastornato alle strage di Cana, 60 vittime,
tra cui 37 bambini. Una strage di innocenti di una
guerra senza più regole, senza più vergogna. Un
incidente, un effetto collaterale si dirà per
esorcizzare e narcotizzare la follia della nostra
contemporaneità. Cana, città mitica della Galilea, dove
Gesù compì, nel Vangelo di Giovanni, il famoso miracolo
della trasformazione dell’acqua in vino durante un
matrimonio. Cana, città già martoriata dagli israeliani
nel 1996, Cana simbolo dell’aggressione feroce e
dell’ideologia guerrafondaia dello Stato di Israele. Una
politica imperiale che non riconosce ne’ la legittimità
delle elezioni democratiche Palestinesi ne’ la loro
rappresentanza politica, arrestando membri del
Parlamento e del Governo; Israele si mostra del tutto
sordo ai continui richiami dell’autorità internazionale,
a partire dall’ONU violando sistematicamente direttive
ed ordinanze. Occupa illegalmente territori della Siria,
della Palestina e del Libano.
Con la assoluta complicità dell’“apprendista stregone”
statunitense ha evocatoforze
distruttive e demoni oscuri e non riesce più a
dominarli.
Una nuova barbarie sta
avanzando e una sorta di cupio dissolvi si è
impossessata del diritto internazionale. L’Impero con
Cana ha il suo nuovo manifesto. Novum bellum, novus
ordo. La diplomazia è definitivamente espunta. Invece
della pace perpetua sia avrà il terrore perpetuo. Non
deve trarre in inganno il ritiro e lo smantellamento a
Gaza delle colonie israeliane. Esiste una chiara
asimmetria tra gli occupati e gli occupanti. Deve
terminare l’occupazione. Se il ritiro definitivo delle
truppe israeliane non restituirà al popolo Palestinese i
confini del 67, non si troverà una soluzione politica al
dramma dei profughi, al destino di Gerusalemme capitale
di due Stati e della piena sovranità statuale della
Palestina, non ci sarà alcuna via pacifica in Medio
Oriente. Ci saranno altre Cana, altre stragi, mentre la
politica diverrà un “non luogo” della decisione, teatro
dell’assurdità e del nulla.
Forli 31/7/2006
Denis Valenti
Segretario Federazione
COMUNICATO
STAMPA
Programmazione romagnola;
Con l’insediamento
del Sindaco di Ravenna e del Presidente della stessa
Provincia siamo di fronte al completamento del
quadro istituzionale che a livello di area romagnola
ha il compito di governare città e province. In
questo contesto occorre riflettere su una situazione
che appare frammentata sia per quanto riguarda le
prospettive, sia per quanto concerne i programmi. E
per prospettive e programmi intendiamo riferirci
alle azioni da mettere in moto per rilanciare
l’economia. Emblematico a questo proposito quanto
accaduto e quanto sta accadendo in relazione
all’insediamento ipotizzato di centrali elettriche,
a gas o a biomasse che siano, con proposte che si
intrecciano ai confini delle province di
Forlì-Cesena e di Ravenna. Non solo! Ma anche sul
piano delle scelte infrastrutturali non sembrano
esserci idee chiare e, soprattutto convergenti.
Il tormentone,
Regione Romagna si oppure no, e noi siamo contrari,
appare così essere l’ennesimo trastullo per fare
discutere di argomenti che poco o nulla hanno a che
fare con scelte che dovranno comunque essere
compiute dalle comunità locali per favorire e
consolidare lo sviluppo di un territorio altrimenti
condannato ad un ruolo comprimario. Occorre aprire
un confronto vero e nel merito rispetto ad alcuni
nodi che ancora oggi irrisolti rischiano di minare
alle basi qualsiasi prospettiva di sviluppo.
I comunisti italiani
sollecitano il Sindaco di Forlì e il Presidente
della Provincia di Forlì Cesena ad aprire un
confronto pragmatico e stringente con i loro
interlocutori ravennati, che metta al centro la
costruzione di un programma condiviso che abbia come
obiettivo:
·il
rafforzamento del ruolo dell’aeroporto di Forlì come
pista della Romagna;
·
l’adeguamento della rete viaria per rafforzare i
collegamenti Nord /Sud e fra le città delle due
province confinanti in particolare con il porto di
Ravenna;
·la
costruzione di un sistema fieristico integrato (
Forlì, Faenza, Cesena) e coordinato che funzioni da
vetrina per l’imprenditoria e l’artigianato locale;
·le
scelte strategiche per l’energia, fonti rinnovabili
comprese, evitando il duplicarsi ed il sovrapporsi
di iniziative che non tengono conto di una vera e
sostanziale necessità programmatoria.
Denis Valenti
Segretario Federazione
Pdci
Forli
Forlì, 5 giugno 2006
COMUNICATO STAMPA
Pdci Forli;
RIBADIAMO IL NO al nuovo Piano Provinciale Gestione
Rifiuti;
Il nuovo Piano Provinciale Gestione Rifiuti conferma in
sostanza l’impostazione del vecchio. Infatti, a parte un
marginale richiamo alla raccolta differenziata, si
ampliano le discariche, vedi Civitella di 800000 t, e si
conferma la centralità del “bruciatore” di 120000 t/a;
2,5 volte superiore alla capacità attuale di smaltimento
del vecchio impianto. Una enormità. Un Piano di
concezione ottocentesca, che produrrà ad “effetto
domino” un incremento esponenziale del rusco prodotto,
in coerenza con il business “ambiente” ed in contrasto
palese con il programma sottoscritto dai Partiti di
maggioranza che prevedeva strategicamente una politica
di riduzione rifiuti. Una sterminata letteratura
scientifica internazionale denuncia “l’inquinamento
termico” come causa principale del degrado sociale ed
ecologico, poiché sviluppa il massimo dell’entropia
possibile in un dato ambiente con la massima
dissipazione di energia disponibile. Una produzione
sociale di qualità, dall’agricoltura al turismo, ed una
moderna società dei servizi, sono del tutto
incompatibili con la costruzione di nuovi e
sovradimensionati inceneritori. La produzione
giornaliera procapite d’immondizia nel territorio ha
raggiunto un punto di non ritorno. Il contesto sanitario
è già degradato. Siamo tra le prime province in Italia
con il più alto tasso di malattie tumorali. Il traffico
urbano ha creato una coltre di smog endemica,
l’inquinamento acustico è in certe zone intollerabile.
Si chiude il traffico veicolare il Giovedì, mentre si
costruisce un nuovo inceneritore. Arcani della Politica!
Infine rimane inalterato il problema “Mengozzi” ed i
progetti ancora in embrione, di costruzione di centrali
a biomasse. Si delinea una società che produce “rifiuti
a mezzo di rifiuti” La Federazione di Forli esprime la
più netta contrarietà a questo Piano. Il nostro no vuole
contrastare le privatizzazioni. In questo operazione,
invece, appare evidente il ruolo esercitato dalla
politica, in tutte le sue espressioni, subalterno ed
ancillare alle decisioni assunte dalla tecnocrazia e
dagli “spiriti animali” del capitalismo.
Distinti saluti.
Valenti Denis
Segretario Federazione
Pdci Forlì
Grande
risultato per la federazione del Pdci di
Forlì
Balzo in
avanti in voti ed in percentuale;
Sono
oltre mille le elettrici e gli elettori che
nei 15 comuni del comprensorio forlivese con
un aumento di oltre il 49% hanno scelto il
Partito dei Comunisti Italiani; in questi
Comuni il PdCI passa dal 1,55% al 2,74%,
aumentando del 76% la propria incidenza
percentuale sull’elettorato. Ottimo il
risultato raccolto nel Comune di Forlì nel
quale con un incremento di oltre 500 voti,
il PdCI passa dal 1,49% al 2,19% aumentando
la propria incidenza percentuale del 47%.
Ottimo anche il risultato al Senato con la
lista “Insieme con l’unione che raccoglie il
5,2%.
Una
affermazione che conferma il progressivo
consolidarsi del Partito nella società
civile che premia in questo modo la coerenza
di una linea politica e di un impegno per la
pace, la giustizia ed il lavoro.
Un risultato
che premia a che l’impegno e l’abnegazione
delle compagne e dei compagni che hanno
sostenuto la macchina elettorale della
Federazione forlivese del Partito. Un grazie
di cuore a chi è con noi.
Denis Loris Valenti
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