[ HOME PAGE ]

  [ CHI SIAMO ]

  [ DOVE SIAMO ]

  [ LA STORIA ]

  [ LO STATUTO ]

  [ LA RINASCITA ]

  [ INIZIATIVE ]

  [ DOCUMENTI ]

  [ VOLANTINI ]

  [ LA FESTA ]

  [ COMUNI ]

  [ TESSERE ]

  [ CONTATTI ]

  [ FGCI ]

  [ LINK ]

  [ ELEZIONI ]

  [ NEWS ]

  [ STAMPA ]



 
HOME PAGE  >  COMUNI  >  COMUNE GENERALE  Port.s.b

HERA ENIA IRIDE

Forli 02/06/2008

 

Con l’annunciata fusione di HERA-ENIA-IRIDE (ex municipalizzate emiliane e torinesi) ed i già trascorsi processi di privatizzazione-esternalizzazione della scuola, dei servizi socio-assistenziali, delle farmacie e dei trasporti, si chiude, forse per sempre, l’esperienza a tratti straordinaria del cosiddetto “socialismo municipale”; straordinaria, perché avviò  l’universalizzazione dei servizi pubblici affermando l’accesso praticamente gratuito ai beni comuni; agli inizi del ‘900 permise la partecipazione e la rappresentanza collettiva del nascente movimento dei lavoratori. Si attualizzò  la centralità della politica. Gli “elementi di socialismo” ,  i servizi  essenziali poco onerosi, rappresentarono un salario sociale indiretto, contribuendo per molto tempo ad una più equa distribuzione complessiva del reddito. Oggi, invece i servizi sono affidati  al mercato ed al Gotha finanziario; la politica è subalterna  ed ancillare alle decisioni assunte dalla tecnocrazia e dal profitto; una lex mercatoria che allontana i reali centri decisionali, peggiora i servizi offerti, e provoca un aumento esponenziale delle tariffe; si verifica sempre più frequentemente una confusione inaccettabile  e sistemica tra controllore e controllato con eletti che siedono contemporaneamente nei CdA; Il mercato, l’“economia di carta”, accentuano la trasformazione dei beni collettivi essenziali in beni a domanda individuale. S’impone, un mutamento profondo. Occorre rilanciare una campagna di ripubblicizzione dei servizi; una classica battaglia delle idee contro la sbornia privatizzatrice.

VALENTI DENIS

 

 

                 

Forli  30/12//2007

 

ALITALIA,

 UNA CONTRADDIZIONE ITALIANA

 

Se si potesse liquidare con una battuta l’intera vicenda Alitalia, questa suonerebbe come un deja vou, l’ennesimo tassello di un processo costante di de-industrializzazione del paese andato di pari passo con la continua deresponsabilizzione della nostra classe/casta dirigente; sia pubblica che privata. Grida ancora “ vendetta” l’uscita di scena dell’ex amministratore Cimoli, omaggiato di decine di milioni di euro per avere definitivamente affossato il futuro della nostra compagnia di bandiera.

I nodi e le contraddizioni del sistema paese Italia divengono così evidenti che risulta superfluo, al momento, scandagliare i cosiddetti piani industriali degli ultimi due contendenti –Air France-Klm vs Air One- ;  se solo si ponesse attenzione alla trama intera della vicenda Alitalia con una delle ultime mosse, stupefacente, dell’attuale dirigenza, che ha praticamente dismesso i collegamenti con il far east ( Cina, India), quei bacini che anche un alunno di prima elementare conosce come i possibili, importanti, serbatoi di traffico per gli anni a venire. Senza dimenticare, nella contabilità dei piani di rilancio, i tagli che si andranno a realizzare: si parla di esuberi che vanno dalle 7 mila alle 10 mila unità, considerando non solo la componente equipaggio ( piloti ed hostess) quanto l’insieme degli addetti.

Come si fa, sempre al di là delle polemiche su tizio o caio, a sostenere una risorsa come il turismo ( 11% del nostra pil) o una moderna economia fondata sulla mobilità e sulle comunicazioni smantellando di fatto il perno operativo di tutto questo?

Rilanciando, magari come ultima spiaggia, l’inevitabilità della Tav, per non rimanere fuori dalle direttrici di traffico sia per quello che attiene le merci ( provate a chiederlo in casa Fiat…) che le persone.

La realtà di fatto dimostra ancora una volta l’incapacità di pensare ad un futuro fondato su piani ed investimenti di lungo periodo, ad un quadro di insieme che sappia gestire l’intero terreno della mobilità, compresa la questione degli scali – vedi Malpensa- ad oggi mai decollata per la mancanza di collegamenti di base capaci di renderla modernamente operativa al pari di Parigi o Francoforte.

Non si tratta di schierarsi a favore o contro una presunta nazionalità, o peggio una frazione di territorio, quanto di capire come il declino di Alitalia rispecchi il declino del sistema Italia. Solo una seria e qualificata programmazione sarebbe stata in grado di fornirci orizzonti diversi da quelli di “ muletti” di altre economie meglio attrezzate della nostra. E’ una prospettiva assai amara, ma rispecchia la realtà dei nostri tempi. 

Valenti Denis

 

 

MORTI A TORINO

 

Le 4 morti (omicidi?) bianche della Thyssen-Krupp di Torino e le 3 persone oggi sospese tra la vita e la morte, denunciano drammaticamente l’assoluta insufficienza della Politica, simbolo anche a sinistra di “casta” autoreferenziale, “politicista” e del tutto scollata dalle condizioni concrete di milioni di persone; condizioni materiali e vissuto quotidiano, che cozzano irriducibilmente con una accettazione acritica, se non spesso una  esaltazione, del faro magnifico della mondializzazione capitalista; un sistema di produzione predatorio e totalizzante, che come un novello Dio Crono, divora i suoi figli. 1302 morti sul lavoro l’anno scorso in Italia,  è una guerra dimenticata, una guerra drammaticamente persa. Questi lavoratori morti in condizioni orribili interrogano noi ed il nostro modello di sviluppo. Lavoratori dell’acciaio, icona di altre epoche produttive e simbolo di una produzione poderosa ma rimossa, che svela quanto siano false ed ideologiche le mitizzazioni sulla fine del lavoro, sulla scomparsa della classe operaia; false, poiché funzionali ad un modello di accumulazione flessibile in cui la precarietà  sociale è strutturale; dove 7 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1000 Euro al mese, un terzo delle famiglie per bisogni primari contrae debiti,  oltre 100.000 persone l’anno immigrano dal Sud italiano in cerca di condizioni migliori, la tendenza alla povertà aumenta,  come aumenta il ricorso alla straordinario ed al nero per arrotondare salari e stipendi tra i più bassi in Europa. Cresce vertiginosamente il fossato tra ricchi e poveri, una costante indipendente dalla Destra o dalla Sinistra.; una Politica assente quindi,  solo subalterna ai dogmi della crescita e del profitto; ininfluente nella vita di tutti i giorni, incapace di rilanciare un modello alternativo di sviluppo e di trasformazione sociale. La struttura della produzione contemporanea ci racconta che, accanto alla sfavillante “net-economy”, prosperano nuove ed antiche schiavitù anche nel terziario avanzato, forme di sfruttamento da “padroni delle ferriere” , lavoro povero, lavoro nero, lavoro minorile, morti bianche, infortuni gravi o addirittura permanenti, malattie croniche e progressive. Non basta il cordoglio, anche sincero. Non bastano decreti emergenziali. No, non bastano. Bisogna tenere aperta la prospettiva politica di un “ movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti”.

   Valenti Denis

                 

 

NO ALLA CENTRALE BIO-MASSE DI FORLIMPOPOLI;

Ribadiamo la contrarietà, già espressa dalle sezioni Pdci di Bertinoro e Forlimpopoli, alla centrale a biomasse . I proponenti progettano di utilizzare come combustibile scarti di lavorazioni agricole, di legname, potature e sfalci e coltivazioni  intensive appositamente dedicate. Questa megastruttura (ben 22 MG) è figlia dell’idea di trasformare alimenti e terre in energia, che riteniamo eticamente discutibile a fronte della povertà di massa e di miliardi di persone che soffrono di fame e malnutrizione;  il progetto accentuerà il ciclo economico produzione-consumo accettato acriticamente, anche se ciò  si scontra in maniera irriducibile con la vocazione turistica-ambientale e le eccellenze enogastronomiche della nostra comunità.  E’ in palese contraddizione con la nostra agricoltura di straordinaria qualità, frutto di un sapere e di una tradizione secolare che si vedrà togliere terra a prodotti tipici, per monocoltivazioni e “merce termica”. La cosiddetta filiera agro-energetica oltre a non essere affatto alternativa ai combustibili fossili, è di dubbia sostenibilità economica senza i pesanti incentivi monetari promessi; alimenta pericolose aspettative tra il lavoratori della ex-SFIR e tra gli agricoltori che cercano, giustamente, una occupazione certa e nuove occasioni per incrementare un reddito magro e spesso decrescente. L’impianto  oltre a consumare in maniera predatoria terre, acqua e beni comuni, aumenterà il degrado della qualità dell’aria grazie alle emissioni di polveri fini e di nanopolveri; accentuerà esponenzialmente il traffico di mezzi di grossa portata; per garantire una tale produzione di energia la centrale a biomasse rischia di diventare un semplice inceneritore di rifiuti organici. Avremo nella zona limitrofa la svalutazione irreversibile delle abitazioni, dei  terreni e delle attività produttive; la centrale si insedia in una realtà sociale già fortemente inquinata aumentando incredibilmente il numero dei “camini”  già presenti; avremo una incredibile competizione con l’impianto di Russi già autorizzato; il bilancio energetico reale dell’impianto è del tutto negativo, ed  una sterminata letteratura scientifica condanna il cosiddetto “Inquinamento Termico” giudicandolo il peggiore possibile, in quanto produce entropia massima in un sistema dato, dissipando e disperdendo  in maniera irreversibile l’energia disponibile. E’ una priorità strutturale modificare l’accoppiamento che lega la crescita della ricchezza alla crescita dei consumi. E’ sbagliato esaltare l’offerta energetica che alimenta una domanda esponenziale e consumi infiniti, vanificando il risparmio, l’efficienza e l’uso razionale delle risorse. Crediamo che la riconversione della SFIR debba essere coerente con un progetto di sviluppo sociale di lungo respiro, fornendo una risposta occupazionale adeguata e stabile che ora evidentemente non ha. 

Valenti Denis

4 dicembre 2007

                                          

12 Agosto 2007

 

Manifestazione del 20 ottobre a Roma 

Il 20 Ottobre saremo tanti alla manifestazione; contro il pensiero unico, contro un logica imperiale che alimenta uno stato di guerra, totalizzante, permanente e quindi infinito. Contro la teoria della “fine del lavoro” che occulta la morte quotidiana, ben 4 persone al giorno, nei luoghi di lavoro; che cela antiche e nuove schiavitù nella società post-fordista.  Bisogna contrastare l’economia di carta, che trasferisce, come dimostra il recente caso dei mutui americani, il prodotto sociale dall’economia reale alla rendita speculativa aumentando esponenzialmente il divario tra ricchi e poveri, alimentando una precarietà strutturale un neo-esercito industriale di riserva. E’ irricevibile un’idea del governo solo dell’alternanza che accetti per l’eternità il modo di produzione dato. La politica odierna è impotente, ancella e subalterna alle “magnifiche sorti e progressive” del divenire capitalistico che costringe due terzi della popolazione mondiale a vivere in condizioni di povertà assoluta, che produce una crescita infinta insensata ed incompatibile con l’ambiente. Rilanciamo un modello sociale alternativo contro la mercificazione della vita, il processo di “cosificazione” del mondo. Il progresso sociale non può e non deve essere affidato agli spiriti animali del capitalismo e alle sole logiche di profitto. La scelta di governo non può avallare il progetto neoliberista anche se praticato in versione più edulcorata. Sono indispensabili nella politica moderna la democrazia reale ed il conflitto sociale come leva e fulcro dell’uguaglianza. Ricostruiamo un progetto politico che sappia parlare al nostro popolo; una sinistra classista, anticapitalista che sappia coniugare la modernità con la giustizia ed il progresso sociale, rilanciando la prospettiva di un mondo diverso più libero, più giusto, più eguale.

Denis Loris Valenti

 

Forli 9/08/07

Casa , dolce casa 

Affrontare il discorso della casa è percorso complesso, irto di metafore e suggestioni dolci, come quella di Hestia, dea precedente per culto rispetto ai suoi antenati più famosi come Zeus e Gaia; colei che sapeva raccogliere intorno al focolare quel calore umano capace di scaldare il senso stesso dell'esistenza. Oggi, nell'epoca del liberismo predatorio spinto verso la perfezione della sopraffazione del capitale nei confronti della vita, i managers dei fondi immobiliari, attuali stars del meccanismo criminale che soprintende e coordina le mosse del capitale finanziario, inventano autentici spezzatini e scaricano sugli investitori, che sperano di costruirsi attraverso quei fondi una pensione integrativa, le bolle speculative relative alla massa di crediti inesigibili rappresentati dai mutui ormai non più solvibili che i cittadini americani hanno contratto per tentare la scalata al cielo. Un modello mefitico che si espande anche da noi. La borsa non crea una ricchezza aggiuntiva, accentua la finanziarizzazione dell’economia ed un vero e proprio esercito industriale di riserva; l’ultimo rapporto Istat denuncia l’accentuarsi esponenziale di un neo-proletariato costituito da precari e flessibili con salari sotto il livello di povertà assoluta. Attraverso programmi Tv spazzatura si veicolano stili di vita inaccettabili e disvalori in cui veline, elfi, nani e ballerine assurgono a modelli desiderati ed assolutamente imitabili. Quasi 8 milioni i italiani sono poveri, molte famiglie non pagano più i ratei degli affitti e dei mutui, altre non arrivano alla fatidica 4 settimana ed i mass-media si occupano esclusivamente di nuotate notturne tra star sportive e vallette di turno. E'  quindi inutile e financo un po' codardo parlare del calo del potere di acquisto degli italiani quando il costo di beni primari come la casa assorbe sino al 40% del reddito disponibile, andato ad ingrassare furbi e furbetti di un quartierino che ha monopolizzato la cultura del nostro Paese e costituisce lo spirito del nostro tempo. Giova ricordare come in realtà europee a noi vicine,  Olanda e Germania, il peso dello Stato, che interviene nella vita economica, solo nella gestione del fattore casa conta percentuali vicine al 50%, significando non solo calmierazione dei prezzi ma anche una destinazione diversa di quei capitali che, in assenza di presenza pubblica, si buttano verso il guadagno facile della rendita ingrassando “Bilionaire” e stupidi affini.

Denis Valenti

 

.L'Apprendista stregone

 Le “magnifiche e progressive” sorti del capitalismo mondiale ci consegnano una contemporaneità senza progresso, una modernità senza vergogna. L’“apprendista stregone” capitalista ha evocato forze distruttive e demoni oscuri e non riesce più a dominarli. Impotente nel fronteggiare uno stato di guerra Hobbesiano, lo alimenta con una neo “lex mercatoria” in cui la comunità finanziaria si erge sovrana. Divengono esplicite e chiare le contraddizioni dell’accumulazione contemporanea; 1,5 miliardi di Persone vivono con 1 dollaro al giorno, 3 miliardi di persone con 2 dollari, 1,5 m di persone non hanno accesso all’acqua potabile, il 62% dell’umanità non ha la corrente elettrica. Anche in Italia avanza una povertà di massa. Esplode drammatica la questione salariale. Morti bianche, lavoro nero e precariato avanzano come una letale pestilenza. Il neoliberismo modella in senso mercantile i concetti di sovranità e di cittadinanza, accentuando contraddizioni di classe, ecologiche e di genere. Per contrastare questa nuova barbarie occorre un progetto alternativo. La riunificazione della rappresentanza della sinistra diviene una questione di sanità pubblica. Non sono più accettabili i non possumus, le alchimie politiciste. E’ indispensabile confederare la sinistra nel binomio unità e diversità. Confederare, cioè unire soggettività, allargando la rappresentanza al sindacato, alle associazioni, ai movimenti, ai cittadini. E’ fondamentale contrastare la deriva del pensiero unico e la crisi della politica. Bisogna dare rappresentanza alle espressioni irrisolte che giungono dalla società. Istanze, bisogni, e perché no sogni, che richiedono la costruzione di un paradigma “altro” radicalmente alternativo a quello esistente, che sappia coniugare pace, diritti universali e sviluppo. Rilanciamo un nuovo protagonismo sociale, che  può costituire una rinascita del conflitto di classe, un soggetto sociale di trasformazione. Dare gambe al progetto, costruire, anche a livello locale, la berlingueriana “democrazia reale”  rilanciare le forze presenti nella società. Questo  è compito della sinistra.                 Forli 8/07/07

Denis Valenti

Pensioni, un pretesto politico

 

Nel giorno sulla trattativa sulle pensioni, con una coincidenza bizzarra l’Ocse, l’organizzazione che riunisce i paesi più industrializzati, ci segnala che la distribuzione del reddito è nettamente peggiorata nei pesi a capitalismo maturo. La situazione sociale è drammatica. In Italia, nonostante la “fine del lavoro”, muoiono  4 persone al giorno nei luoghi di produzione; le retribuzioni reali nell’ultimo biennio sono addirittura diminuite, aumenta la distanza tra i primi e gli ultimi, una famiglia su quattro non riesce a far fronte a spese impreviste, il 12% delle famiglie vive in povertà assoluta. La spesa sociale è 3 volte inferiore ai paesi a capitalismo avanzato. Il prodotto sociale  transita dai produttori di ricchezza ai percettori di rendita.; già oggi con sistema a ripartizione, i pensionati italiani sono  i più poveri di Europa; la precarietà strutturale del lavoro contemporaneo, l’instabilità dei rapporti di produzione, l’introduzione  disastrosa del sistema contributivo a capitalizzazione, creeranno in tempi brevi un neo proletariato urbano inedito ed inquietante. Con il Tfr assistiamo al trasferimento più colossale di reddito dai salari e dagli stipendi alla pura rendita speculativa- finanziaria. La politica assiste attonita, afona ed assente alla sussunzione reale della società alla finanza. Uno sconcertante quanto paradossale “keynesismo di carta”  che  sussume i lavoratori che volenti o no vengono assorbiti nel circuito della finanza e del debito, testimonianza diretta della svalorizzazione materiale del contenuto del lavoro. L’economia di carta dal municipio al parlamento rilancia “metodi e tempi” alla politica.  Le compatibilità economiche, la competitività e la stabilizzazione monetaria divengono anche a sinistra il Moloch moderno, il neo-feticcio contemporaneo; i rappresentanti del Partito democratico come Pangloss del Candido di Voltaire, ripetono come un mantra che “le cose non potrebbero andare altrimenti”. La sinistra classica deve contrastare la deriva del pensiero unico. Le pensioni sono in realtà un  pretesto politico per imporre nella agenda e nella pratica politica  una neo restaurazione capitalistica che si declina, attraverso le compatibilità di sistema, l’accettazione acritica del mercato e la legge elettorale maggioritaria. Si espunge il conflitto sociale, accentuando la dimensione di casta del ceto politico e la separatezza con la quotidianità ed il vissuto delle persone. Abbiamo un compito immediato, ricostruire un progetto politico per “fare egemonia”  e per ricostruire una sinistra classista nel paese.  Non lo sprechiamo.

 

Denis Loris Valenti

PDCI FORLI; SABATO 9 GIUGNO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA CON L’ALTRA AMERICA; FERMIAMO TUTTE LE GUERRE DI BUSH;

 

Sabato 9 Giugno sarò a Piazza del Popolo a Roma per rilanciare una alternativa a Bush. Manifesteremo in tanti contro un logica imperiale che alimenta lo stato di guerra Hobbesiano, permanente, totalizzante e quindi infinito. Un complesso militare-industriale inedito nella storia, potente ed incontrastato, che riproduce immancabilmente servi schiocchi, imitatori ed apologeti. Anche L’Europa del cinquantenario dei Trattati di Roma, L’Europa di Erasmo da Rotterdam, di Kant, di Voltaire, tutta avvitata alla sua crisi neoliberista, è afona di fronte alla drammaticità degli eventi. Sono oltre 43 le guerre riconosciute nel rapporto Onu. Si moltiplicano le violazioni dei diritti umani; si globalizza, la  violenza e  la tortura, da Abu Graihb a Guantanamo, ai voli segreti della CIA. Una nuova barbarie avanza. Si costruiscono scudi missilistici o muri fisici, come ai confini del Messico come a Vicenza inaccettabili, solo per salvare l’impero della invasioni barbariche.  Nuove mura come nella Roma antica, nuovi limes porolissensis per difendersi dalla minaccia, nuovi  Adrianum Vallum per respingere l’invasore. I potenti della terra hanno una visione del mondo wagneriana, cupa ed oscura. L’occidente si sente come un moderno Leonida, vittima della sindrome delle Termopili, disposto a tutto pur di salvare la propria identità.  E’ indispensabile rilanciare la Pace come paradigma alternativo di sviluppo; è attualissimo il famoso discorso di Berlinguer al XIV Congresso nazionale del PCI (1975) incentrato sul progetto della “cooperazione internazionale,… e la sua straordinaria intuizione sulla necessità ineluttabile di un governo mondiale Si determinano infatti ancora una volta meccanismi di dipendenza Nord-Sud, di polarizzazione sociale e di neodominio feudale. Aumentano i dannati della terra humus ideale per la riproduzione del terrorismo. Riaffermiamo che un altro mondo non solo è possibile ed auspicabile, ma è concretamente praticabile.

 

VALENTI DENIS

Segretario Pdci Forli

 


  

AEREOPORTO FORLI 21/052007

 

Pensare e parlare di Forlì significa indagarne senso e finalità oltre i contingenti aspetti economici, per i quali, credo sia doveroso chiedere conto e spiegazioni agli attuali amministratori della Seaf.

Un convegno organizzato dall'Enac a Roma nel 2004 disegnava i profili ed i contenuti degli scali nel solco delle maggiori e più interessanti esperienze europee e mondiali, delineando nello sviluppo delle attività cosiddette " non aviation" il perno sul quale investire per garantire flussi di redditività in grado di bilanciare le strategie in perdita del settore linee aeree; settore che con l'avvento delle compagnie low cost e con gli eventi verificatesi negli ultimi anni sta conoscendo crisi ricorrenti. Quando si decide di sviluppare il traffico, cosa delineata dalla direzione di Forlì, sul solo settore " a basso costo", ancor più evidente diviene la necessità di pensare alla struttura aeroportuale come parte di un sistema più ampio, in grado di coinvolgere relazioni ed attività che si integrano con l'insieme del territorio. In caso contrario, contare sul solo aumento del numero dei passeggeri veicolati da compagnie quali windjet e ryanair significa ammettere una sconfitta di prospettive e futuro per lo scalo forlivese. Affrontare la mondializzazione dell’economia solo attraverso una competitività di costi è scegliere strategicamente la “via bassa” allo sviluppo. Invece occorre pensare al Ridolfi come il " gate", la porta di ingresso e contatto del nostro territorio con l'esterno, come mezzo per una vasta azione economica e culturale capace di dischiudere possibilità di conoscenze e scambi sia in ambito prettamente turistico che del territorio complessivamente inteso. In questo senso appare necessaria la capacità di coinvolgere a livello strategico tutto il versante appenninico del nostro entroterra, quella zona portatrice di eccellenze e peculiarità artigianali e gastronomiche. A questo proposito ribadiamo con forza e convinzione la necessità di coordinare e guidare la promozione ed il supporto per la commercializzazione del prodotto romagnolo facente capo al Ridolfi non con l'istituzione di società di capitali portatrici solamente di gettoni di presenza per i Consigli di Amministrazione che dovranno crearsi, ma con una sintesi pubblica che sappia coordinare le componenti del sistema. Per chiarezza non si comprende una società per la promozione del vino e quella che dovrebbe promuovere l'aeroporto; entrambi aspetti di un territorio che deve evidenziare le sue peculiarità in rapporto a strategie chiare e finalizzate ad obiettivi precisi.  Così come evidente risulta la necessità di caratterizzare maggiormente il nostro centro storico, quel bacino di relazioni e di saperi strettamente legato alla vocazione di contatto di una moderna struttura aeroportuale. 

Valenti Denis

 

 

 Situazione difficile nel carcere di Forli

 

Il carcere di Forli si trova quasi al centro della nostra città. Le nuove strutture penitenziarie costruite negli ultimi anni sono di solito relegate nelle periferie delle città , fuori dalla vista dei cittadini. Sono delle specie di “non luoghi” istituzioni da dimenticare affinchè tutti possiamo vivere delle nostre certezze e sentirci sereni con le nostre coscienze; quelli che non stanno alle regole della nostra società, i “deliquenti” non possono nuocerci e neppure vogliamo vederli. Per Forlì è un po’ diverso, attorno al carcere ci passiamo pressochè quotidianamente, ma tiriamo via senza sprecare tempo a pensare che cosa sia veramente quella struttura., aiutati dal fatto che in parte è nascosta dalla Rocca di Caterina Sforza, dal muro di cinta e dai 4 torrioni. Ma dentro vi sono tante persone che vi lavorano e poi ci sono i detenuti che in questa società, i cui valori sono quasi ormai solo l’individualismo più sfrenato, il benesserre personale e l’apparenza fine a se stessa, diventano “non persone” proprio come sono “non luoghi” i posti dove sono rinchiusi.I questi tempi dentro il carcere vi è più agitazione del solito e le  organizzazioni sindacali, in testa Cgil e Cisl, vogliono far sapere che non accettano che i lavoratori, poliziotti soprattutto, siano abbandonati dalle Istituzioni, in primis il Provveditorato regionale ed il Dipartimento dell’Ammministazione penitenziaria, che li dovrebbero coordinare, oltre che sostenere ed aiutare.  Invece spesso avviene l’opposto. Più di 100 persone e c.a. 160/170 detenuti pare siano abbandonati al loro destino, senza fondi per la loro gestione, con il personale di polizia ridotto all’osso e, con gli agenti che protestano inutilmente per questa condizione. La situazione sta diventando ingestibile, e le istituzioni latitano. I lavoratori ed i detenuti si trovano davanti un muro invalicabile, al continuo diniego negli aiuti, con un pervicace atteggiamento che pare finalizzato a creare cittadini di serie A e di serie B. Sarebbe incomprensibile ed irrazionale se ciò fosse accettato dalla cittadinanza, soprattutto se ciò fosse proposto dalle Isituzioni che tutelano quella straordinaria Costituzione, oggi molto avversata, che afferma che gli uomini sono trattati senza distinzione di razza, sesso, religione come portatori di diritto e di rispetto. Negli ultimi anni si sono fatte cose importanti, e l’apertura della Direzione ha permesso al mondo del volontariato, e non solo, di impegnarsi in una cospicua serie di interventi che hanno spesso sopperito alle carenze dell’Amministrazione centrale  e regionale. Ci piace pensare che gli ostacoli che qualcuno continua con puntigliosità a creare saranno presto abbattuti, riconoscendo ai lavoratori del carcere ed a tutti gli operatorii estreni un impegno che non è scontato, soprattutto quando si dibatte in mille ostacoli. Il loro lavoro rende vivibile, nei limiti del possibile per una Istituzione totale e spesso nell’indifferenza generale, la vita interna dell’istituto.

VALENTI DENIS

Segretario Pdci Forli

 

 

ANCORA UN NO AL BRUSADOR

 

Lunedì p.v. quindi la maggioranza in Provincia voterà per il nuovo brusador. Pare presenteranno anche un ordine del giorno. Sarà del tutto inutile, poiché verrà confermata la costruzione della 3 linea. Sarà anche assolutamente inefficace; è infatti un insieme non vincolante di buone intenzioni. Ma si sa che  anche la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Sbaglia il Presidente a minacciare l’espulsione dalla maggioranza ad eventuali dissidenti. Sbaglia perché il nuovo inceneritore non era previsto nell’accordo di maggioranza. Sbaglia perchè questo voto tende ad espungere la citta di Forli, che rischia di essere sottorappresentata a livello di governo provinciale. Come spiegare infatti lo scarto irriducibile tra il no della “democrazia reale” , cittadini, associazioni e partiti espresso con oltre 17000 firme raccolte ed il parere contrario di più di 400 medici, con il voto favorevole al termodistruttore? Non basta un voto “cesenate”  e l’assoluta sordità alle istanze cittadine a spiegare. Non basta neppure la tesi insostenibile della riduzione del danno, né la subalternità alle politiche  ed ai dictat di Hera. No, non basta. In realtà la politica rischia di diventare un non luogo, e spesso anche le coalizioni di centro-sinistra  sono sempre più afone e sempre più ancillari ai dogmi del mercato, subalterne all’ortodossia del pensiero unico. Miopi verso le criticità strutturali del nostro modello emiliano di sviluppo. Il voto favorevole al brusador va letto anche così. Infatti accentuerà il ciclo economico produzione-consumo accettato acriticamente, anche se ciò  si scontra in maniera irriducibile con la vocazione turistica- ambientale della nostra comunità. Si costruiscono “brusador”  ed inceneritori camuffati a bio-masse in tutta la regione palesando il limite della crescita quantitativa infinita su un sistema-mondo finito. Il degrado ecologico aumenta in maniera esponenziale insieme alla precarietà sociale denunciando un progresso senza modernità e spesso senza più vergogna. Questo modello di sviluppo va contrastato  qui ed ora a partire da un no a nuovi e vecchi brusador.

Denis Valenti

Segretario Federazione Pdci Forli

 

 

 

 

Forli 30/12/06

Anno nuovo, vecchi problemi;

 

L’anno nuovo si preannuncia all’insegna del gigantismo finanziario-economico; da una parte infatti, si sancisce la fusione tra San Paolo-Imi e Banca Intesa ed, a livello locale si prospetta la creazione di una mega-holding con Hera ed Enia ( ex-municipalizzata di Reggio Emilia) con l’esplicito ed apologetico intento di creare un’unica azienda di servizi da Rimini a Piacenza. Inoltre, a supporto di queste operazioni di “business” interviene il “decreto Lanzilotta” che privatizza de facto ciò che rimane dell’esperienza delle municipalità. Sono i simboli concreti dell’egemonia della finanza che detta “metodi e tempi” alla politica. Incontrastata diviene la categoria politica del pensiero unico, del “mercatismo” come unico regolatore sociale. Il capitalismo finanziario, incurante dei disastri sociali creati nel passato, ritorna prepotente ed arrogante. Un “dejà vu”, un già visto si dirà, figlio dello spirito del tempo. Ma queste operazioni di ingegneria finanziaria interrogano la politica, sempre più afona ed assente, perchè accentuano esponenzialmente la frantumazione e la dispersione della sovranità popolare. Infatti riducano le assemblee elettive (sia comunali che nazionali) ad orpelli senza potere decisionale, luoghi di mera chiacchiera. Svuotano di contenuto e di qualità la rappresentanza politica, ridefiniscono la natura della moneta neo-feticcio contemporaneo; i beni comuni si modificano da  valori d’uso a valori di scambio   merce tra le merci, rimuovendo istanze elementari di distribuzione di reddito e di ricchezza. Infine la politica dominante sottovaluta che il suo ruolo ancillare alla finanza politica favorirà “gli spiriti animali” e l’affermarsi di un capitalismo predone, indifferente alla problematicità delle persone e dei territori. Ciò è evidente  a livello locale nel “business” ambiente,  con la conseguente mega-costruzione di inceneritori in tutta la Regione;  mentre a livello nazionale la precarietà dominante e strutturale diviene sinonimo di una modernità senza sviluppo, senza progresso e senza vergogna. L’ultima indagine Istat testimonia la drammatica situazione di metà delle famiglie italiane che non arrivano a fine mese ed una su quattro non riesce a far fronte a spese impreviste. L’economia finanziaria è davvero neutrale su questi fenomeni e noi viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili?  

Denis Loris Valenti

 

 

Forli 11/12/06

Più IPER meno TERRITORIO; una lacerazione da evitare.

 

Quando un poeta,Sanguineti, candidato sindaco della Sinistra a Genova, città alle prese con questioni delicate come inceneritore, varianti ed assetti della distribuzione, afferma che l'ascolto del mondo che ci circonda rappresenta oggi la prima risposta ai bisogni radicali della propria gente, enuncia contemporaneamente un metodo e una strategia per il futuro assetto della città. Parole di buon senso, e però quasi rivoluzionarie al giorno d'oggi, tanto radicata è la autoreferenzialità della politica rispetto ai nodi ed ai problemi imposti dalla complessità dei soggetti e dei bisogni cui essi sono portatori. Questa premessa per entrare direttamente su uno dei problemi che riguarda la nostra realtà, quello del commercio, quindi del centro storico e di quello che sarà l'area destinata al nuovo iper. Nodi la cui soluzione deve passare attraverso l'ascolto dei soggetti interessati, fuori da logiche corporative, ma considerando la crisi che attanaglia il piccolo commerciante e le prospettive di assetto globale che il presunto allargamento delle superfici nell'area di Via Punta di Ferro comporterà per i destini delle piccole botteghe cittadine. Un insieme di saperi e relazioni non sacrificabili alla fredda logica della rendita speculativa immobiliare, un assetto della città non penalizzabile ulteriormente dagli enormi problemi del traffico e della viabilità che l'operazione comporterà inevitabilmente.

Eppure la logica dei pochi, ma potenti ed intrecciati interessi che lavorano per l'ampliamento della superficie in oggetto. Curiosamente ed analogamente alla famigerata 3 linea dell’inceneritore, si discute di un probabile raddoppio della superficie iniziale. Pare non fermarsi la grande corsa al tempio del consumo, in ossequio a quella acritica omologazione verso la rendita, il pensiero unico e l'interesse del capitale che ormai ha assuefatto  anche gran parte della sinistra, spettatori ed attori interessati ad operazioni di facciata dalla dubbia e pericolosa ricaduta sul lavoro e sul futuro di tanti piccoli esercenti commerciali. Una idea predatoria del territorio che esalta la cementificazione e le grandi opere; Moloch contemporanei alla mercificazione di ogni aspetto sociale della vita. Il mercato ed il “mercatismo” luoghi di dominio nei confronti di una politica afona e senza grandi prospettive. Basterebbe l'analisi obiettiva qui ed ora delle superfici presenti nei territori di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini per far desistere dallo stravolgimento del progetto originario, già oggi discusso e discutibile, per quella crisi del commercio che fatica a trovare vie di uscita, come dimostrano le statistiche degli ultimi due anni. Augurabile sarebbe un impegno sul centro storico forte e risoluto, in un'ottica di eccellenza che la città deve recuperare per gli impegni di rappresentanza che vuole assumersi nell'ambito del sistema aeroportuale e dei trasporti stilato con altre realtà romagnole. Altrimenti anche queste suoneranno come parole al vento, in attesa di altro cemento e di una tomba per la più grande risorsa della nostra terra rappresentata dal suo patrimonio umano e sociale  

 

     Denis Valenti

 

 RIBADIAMO IL NO AI VECCHI E NUOVI CAMINI;

 

I latini affermavano “Vox populi, vox Dei” (Voce di popolo, voce di Dio). Per Comune e Provincia, ma in realtà Hera, ciò non vale; hanno deciso che il “bruciatore” di 120000 t/a,  2,5 volte superiore alla capacità attuale di smaltimento del vecchio impianto si farà,  nonostante si siano raccolte oltre 17000 firme contro, tra cui quelle di ben 409 medici! Una enormità. Ad  “effetto domino si discute anche di centrali a biomasse, in realtà inceneritori camuffati, contro la “Volontà Generale”. Una sterminata letteratura scientifica internazionale denuncia “l’inquinamento termico” come causa principale del degrado sociale ed ecologico, poiché sviluppa il massimo dell’entropia possibile in un dato ambiente, con la massima dissipazione di energia disponibile. Una  produzione sociale di qualità, dall’agricoltura,  al turismo, ed una moderna società dei servizi, sono del tutto incompatibili con la costruzione di nuovi e sovradimensionati inceneritori. La produzione giornaliera procapite d’immondizia nel territorio ha raggiunto un punto di non ritorno. Il contesto sanitario  è già degradato.  Siamo tra le prime province in Italia con il più alto tasso di  malattie  tumorali. Il traffico urbano ha creato una coltre di smog endemica, l’inquinamento acustico è in certe zone intollerabile.  Infine rimane inalterato il problema “Mengozzi”, delineando una società che produce “rifiuti a mezzo di rifiuti” Il Pdci di Forli esprime la più netta contrarietà. Il nostro no vuole contrastare le privatizzazioni, di cui i “brusador” sono la logica conseguenza, poiché sono più “redditivi” e rispondono meglio alla logica predatoria del profitto a breve. Hera rafforza cosi, in maniera esponenziale, il proprio ruolo di Holding economica-finanziaria. La gestione  dell’economia reale delle aziende multiservizi obbedirà sempre più a logiche finanziarie. Ci sarà il vero rischio di un  “Moloch”  versus gli Enti Locali, dotato di enormi dimensioni, competenze e di grande capacità finanziaria a fronte di un potere pubblico marginale, depotenziato, subalterno  ed ancillare alle decisioni assunte dalla tecnocrazia e dagli “spiriti animali” del capitalismo.  Occorre praticare una idea alternativa di sviluppo. 

17 novembre 2006

 Valenti Denis Loris

Segretario Federazione

                                                                            

 

 

 

                                       

Forlì 9 Novembre 2006

No al 3° inceneritore                                      

   ANCHE IL PDCI DI FORLÌ CONTRARIO            AL NUOVO E VECCHIO” CAMINO

Eravamo, siamo e saremo contrari sia al potenziamento dell’inceneritore dei rifiuti attraverso la costruzione di una terza linea  da 120 mila tonnellate all’anno, sia ad inceneritori camuffati da “generatori a biomasse”. Si tratta di una iniziativa che le Amministrazioni, comunale di Forlì e provinciale, stanno portando avanti  nonostante nella città si siano attivate da tempo numerose iniziative di protesta, culminate nella sottoscrizione da parte di oltre 17 mila cittadini di un documento fortemente contrario alla realizzazione del terzo camino. Fra l’altro mentre nella zona industriale si è aperto il cantiere non sappiamo ancora quale sarà la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale presso il quale pende un ricorso intentato da decine di forlivesi. Il PdCI di Forlì chiede al Presidente della Provincia ed al Sindaco di Forlì di tenere conto delle rimostranze e delle preoccupazioni che migliaia di forlivesi  stanno manifestando, inascoltati, da mesi. Riteniamo che la concertazione debba essere praticata anche e soprattutto quando si ha a che fare con la salute delle persone. Nel merito delle scelte contenute nel programma della coalizione che ha sostenuta la candidatura del Sindaco Masini, relative allo smaltimento dei rifiuti, abbiamo sempre ribadito che l’adeguamento dell’inceneritore esistente avrebbe dovuto privilegiare l’ ammodernamento tecnologico dell’impianto al fine di ridurre i rischi di inquinamento dell’aria e dell’ambiente. Il raddoppio della capacità di smaltimento, che invece si sta perseguendo con il progetto della terza linea,  non risponde affatto a questo obiettivo bensì appare solo come una penalizzazione che viene imposta ai forlivesi per salvaguardare gli interessi economici di chi attraverso l’incenerimento dei rifiuti, sovvenzionato dallo Stato, intende fare affari.”

Valenti Denis

Segretario Federazione PDCI (Forlì)

 

 

UN MODELLO DI SVILUPPO DA CAMBIARE;

Forlì, 20 ottobre2006

I recenti dati su precarietà ed ambiente, confermano, sia a livello locale, sia a livello nazionale le criticità strutturali del nostro modello di sviluppo. Le “magnifiche e progressive sorti” della mondializzazione capitalista  cantate dagli aedi del mercato, si scontrano inevitabilmente con i limiti della crescita infinita su un sistema-mondo finito. La politica, e spesso anche le coalizioni di centro-sinistra sono sempre più afone e sempre più ancillari ai dogmi del mercato, subalterni all’ortodossia del pensiero unico. Il modello emiliano è in affanno. Così la precarietà sociale ed il degrado ecologico aumentano in maniera esponenziale, si saldano anche a Forli in un mortale abbraccio, diffondendosi come una letale pestilenza, mentre la politica discute e si confronta su temi di carattere spesso politicista, su contenitori e contenuti astratti, indefiniti e generalisti, vedi Partito Democratico e simili, spesso del tutto avulsi dal contesto territoriale. E’ indispensabile rilanciare una straordinaria azione pubblica per realizzare nuovi diritti di cittadinanza sociale. Siamo di fronte alla crisi del progetto liberista. Sono perciò del tutto irricevibili proposte che mercificano ulteriormente beni e servizi pubblici come il Trasporto Pubblico Locale.   Altrettanto inaccettabili sono le scelte che affidano a soluzioni di mera redditività e profitto le fondamentali opzioni  ecologiche ed energetiche, rilanciando tecnologie obsolete come gli inceneritori “vecchi e nuovi” e gli impianti a biomasse. Non è questo il futuro della città di Forli, poiché questi progetti sono figli dello “sviluppiamo” e di un miope paradigma economico, che considerano la crescita, il mercato e ed il ciclo produzione-consumo sempre e comunque indice di sviluppo oggettivo e progresso sociale.  Il governo è sempre un mezzo, non un fine. Occorre esprimere e praticare una idea altra di sviluppo.

Denis Valenti

Segretario Federazione

 

TERRITORIO E STRATEGIA;

 

La relazione del Sindaco nella giornata dedicata all’aeroporto Luigi Ridolfi presenta lacune e contraddizioni sia sotto il profilo politico che di prospettiva gestionale.

Essa infatti ha puntato l’attenzione sul concetto di territorio come base e soggetto sul quale innestare politiche di sviluppo dell’infrastruttura aeroportuale, senza delineare strategie precise, salvo confidare su un maggiore impegno di realtà provinciali e non circa impegni di ricapitalizzazione della struttura e di nuovi investimenti.

Che il concetto di territorio sia la base di partenza per un ragionamento più ampio non rappresenta una novità, studi specifici del Ministero dei Trasporti e degli organismi tecnici ad esso collegati indicano come la valorizzazione del rapporto con il proprio territorio rappresenti lo snodo per superare crisi possibili del movimento passeggeri e conseguentemente per confrontarsi con realtà in crescita. Ma vuole dire anche capacità di leggere ed interpretare la vocazione specifica di esso; pertanto come si coniuga una vocazione a definire le eccellenze della provincia forlivese con il completo disinteresse alla qualità ambientale della stessa? Come si può tenere insieme la vocazione alla qualità del comparto agroalimentare con lo sviluppo del business dei rifiuti?

Crediamo doverosa una spiegazione in tal senso.

Come puntuali e coordinate dovrebbero essere le linee di gestione del territorio e della struttura aeroportuale ad esso collegata. Non si capiscono ruoli e compiti delle società in esso coinvolte, dalla Seaf a Promozione Turismo, così come manca a nostro avviso una capacità di coordinamento e di indirizzo delle risorse e del loro più efficace utilizzo.

Quando il nostro entroterra beneficia di risorse economiche provenienti dall’Europa e, per bocca dell’Assessore Bagnara, dovrà consentire alla Romagna di trasformarsi in territorio da vendere, grazie anche al potenziamento delle infrastrutture, evidente appare lo sforzo di coordinamento e di indirizzo che la politica deve assumersi, affinché non vi siano dispersioni e di conseguenza mancate occasioni di riqualificazione. Pertanto, perché non affidare la gestione ed il coordinamento della struttura alla Provincia, che appare come ambito di soggetti interessati quello più idoneo ad interpretarne complessità e sinergie? 

Forlì 25 settembre 2006

Valenti Denis

(Segretario Federazione Forlì)

 

 

Patti di maggioranza, chi li ha visti?

Il dibattito innescato in questi giorni dall’intervista concessa dal Sindaco di Forlì al quotidiano “La Voce” è senza dubbio degno di attenzione e ricco di spunti significativi. Peraltro occorre chiarire che per quanto concerne  il nostro Partito non è mai esistita una richiesta formale di allargamento della Giunta a nostri rappresentanti. Sapevamo che i patti di maggioranza prevedevano  che questa possibilità sarebbe stata riservata anche  a chi avesse mancato di pochi voti l’elezione di un rappresentante in Consiglio comunale ma “l’elasticità politica” con cui questo punto era stato inserito nell’accordo ha reso possibile una interpretazione del tutto restrittiva che, appunto, ci vede insieme ad Italia dei Valori, esclusi da qualsiasi incarico di Giunta. Non esiste però una “ rivendicazione degli esclusi dalla Giunta” almeno per quanto concerne il nostro Partito, anche se il buon risultato elettorale ottenuto dal PdCI alle elezioni politiche indica un sensibile rafforzamento di consensi anche fra l’elettorato forlivese. Invece esiste, e l’intervista di Nadia Masini ne è la conferma, una vera e propria questione del rapporto che a nostro avviso dovrebbe esserci, ma non c’è, tra chi, come il PdCI, durante la campagna elettorale del 2004 si è impegnato per sostenere l’attuale maggioranza, ed il resto della coalizione compresa ovviamente la Giunta e, quindi, le azioni e le iniziative che essa porta avanti per l’attuazione del programma condiviso da tutti. In buona sostanza l’interrogativo che si pone dopo i primi 24 mesi di lavoro della coalizione di Centro Sinistra a Forlì è se l’avere mancato per una manciata di voti il consigliere debba corrispondere automaticamente all’esclusione del nostro Partito da qualsiasi tavolo di discussione e di confronto sul futuro e sulle scelte per la Città. Anche se noi siamo convinti che questo non possa essere il modo di intendere una alleanza, quanto è accaduto in questi primi 2 anni di lavoro della coalizione, purtroppo conferma che per qualcuno, e tra questi il Sindaco, è così. In concreto si può affermare che il nostro impegno è stato utile per portare qualche centinaio di voti in più al Centro Sinistra, ma a risultato raggiunto l’unico tavolo di confronto che abbiamo avuto disponibile per esprimere le nostre opinioni su alcune questioni che giudichiamo importanti per Forlì, sono i muri per affiggere i nostri manifesti ed i giornali locali che hanno pubblicato le nostre lettere. In verità ben poca cosa per chi come noi potrebbe, il condizionale a questo punto è d’obbligo, a buon diritto affermare di avere vinto, insieme alla coalizione, le elezioni! Non solo, ma dalle dichiarazioni del Sindaco al quotidiano, ancorché precisate in un successivo intervento pubblicato da “La Voce”, apprendiamo che l’allargamento in corsa della maggioranza a  rappresentanti di Partiti dell’opposizione, non è una semplice ipotesi. Se a ciò sommiamo che ben maggiore visibilità e protagonismo sono riservate ad un Partito i cui rappresentanti, come il gatto di Alice nel Paese  delle meraviglie ora sono in maggioranza ed ora scompaiono e si trasferiscono all’opposizione ovvero restano ma a titolo poco più che personale, ( ed il riferimento ai rappresentanti del PRI è in questo caso voluto) ci pare di potere affermare che se nel Centro Sinistra esiste una questione “esclusi” per il PdCI essa non si riferisce tanto alla composizione della Giunta quanto invece ai rapporti che in una qualsiasi coalizione dovrebbero essere alla base di un lavoro comune con cui assolvere ad un impegno assunto davanti ai cittadini. Un impegno che vale anche per chi, come noi, non ha un consigliere eletto. Quanto accaduto fino ad oggi, e l’intervista di Nadia Masini suona come una conferma,  ci vede esclusi da qualsiasi confronto di merito sull’attuazione del programma elettorale che anche noi abbiamo contribuito a definire. Una esclusione che di fatto significa “esclusione dalla maggioranza” E di questi, che sono fatti e non sensazioni, anche per un dovere di chiarezza nei confronti dei nostri elettori, non possiamo che, nostro malgrado, prendere atto.

 Denis Valenti – Segretario PdCI di Forlì

Renzo Sangiorgi – Direzione del PdCI di Forlì

 Forlì 21 agosto 2006

 

La guerra come continuazione della politica;

Il mondo  ha assistito attonito e frastornato alle strage di Cana, 60 vittime, tra cui 37 bambini. Una strage di innocenti di una guerra senza più regole, senza più vergogna. Un incidente, un effetto collaterale si dirà per esorcizzare e narcotizzare la follia della nostra contemporaneità. Cana, città mitica della Galilea, dove Gesù compì, nel Vangelo di  Giovanni, il famoso miracolo della trasformazione dell’acqua in vino durante un matrimonio. Cana, città già martoriata dagli israeliani nel 1996, Cana simbolo dell’aggressione feroce e dell’ideologia guerrafondaia dello Stato di Israele. Una politica imperiale che non riconosce  ne’ la legittimità delle elezioni democratiche Palestinesi ne’ la loro rappresentanza politica, arrestando membri del Parlamento e del Governo; Israele si mostra  del tutto sordo ai continui richiami dell’autorità internazionale, a partire dall’ONU violando sistematicamente direttive ed ordinanze. Occupa illegalmente territori della Siria, della Palestina e del Libano. Con la assoluta complicità dell’“apprendista stregone” statunitense ha evocato forze distruttive e demoni  oscuri e non riesce più a dominarli. Una nuova barbarie sta avanzando e una sorta di cupio dissolvi si è impossessata del diritto internazionale. L’Impero con Cana ha il suo nuovo manifesto. Novum bellum, novus ordo. La diplomazia è definitivamente espunta. Invece della pace perpetua sia avrà il terrore perpetuo. Non deve trarre in inganno il ritiro e lo smantellamento a Gaza delle colonie israeliane. Esiste una chiara asimmetria tra gli occupati e gli occupanti. Deve terminare l’occupazione. Se il ritiro  definitivo delle truppe israeliane non restituirà al popolo Palestinese i confini del 67, non si troverà una soluzione politica al dramma dei profughi, al destino di Gerusalemme capitale di due Stati e della piena sovranità statuale della Palestina, non ci sarà alcuna via pacifica in Medio Oriente. Ci saranno altre Cana, altre stragi, mentre la politica diverrà un “non luogo” della decisione, teatro dell’assurdità e del nulla.   

Forli 31/7/2006

       Denis Valenti

Segretario Federazione

 

COMUNICATO STAMPA 

Programmazione romagnola;

 

Con l’insediamento del Sindaco di Ravenna e del Presidente della stessa Provincia siamo di fronte al completamento del quadro istituzionale che a livello di area romagnola ha il compito di governare città e province. In questo contesto occorre riflettere su una situazione che appare frammentata sia per quanto riguarda le prospettive, sia per quanto concerne i programmi. E per prospettive e programmi intendiamo riferirci alle azioni da mettere in moto per rilanciare l’economia. Emblematico a questo proposito quanto accaduto e quanto sta accadendo in relazione all’insediamento ipotizzato di centrali elettriche, a gas o a  biomasse che siano, con proposte che si intrecciano ai confini delle province di Forlì-Cesena e di Ravenna. Non solo! Ma anche sul piano delle scelte infrastrutturali non sembrano esserci idee chiare e, soprattutto convergenti.

Il tormentone, Regione Romagna si oppure no, e noi siamo contrari, appare così essere l’ennesimo trastullo per fare discutere di argomenti che poco o nulla hanno a che fare con scelte che dovranno comunque essere compiute dalle comunità locali per favorire e consolidare lo sviluppo di un territorio altrimenti condannato ad un ruolo comprimario. Occorre aprire un confronto vero e nel merito rispetto ad alcuni nodi che ancora oggi irrisolti rischiano di minare alle basi qualsiasi prospettiva di sviluppo.

I comunisti italiani sollecitano il Sindaco di Forlì e il Presidente della Provincia di Forlì Cesena ad aprire un confronto pragmatico e stringente con i loro interlocutori ravennati, che  metta al centro la costruzione di un programma condiviso che abbia come obiettivo:

 

·        il rafforzamento del ruolo dell’aeroporto di Forlì come pista della Romagna; 

·        l’adeguamento della rete viaria per rafforzare i collegamenti Nord /Sud e fra le città delle due province confinanti in particolare con il porto di Ravenna;

·        la costruzione di un sistema fieristico integrato ( Forlì, Faenza, Cesena) e coordinato che funzioni da vetrina per l’imprenditoria e l’artigianato locale;

·        le scelte strategiche per l’energia, fonti rinnovabili comprese, evitando il duplicarsi ed il sovrapporsi di iniziative che non tengono conto di una vera e sostanziale necessità programmatoria.

  Denis Valenti

Segretario Federazione

Pdci Forli 

Forlì, 5 giugno 2006

 

 


COMUNICATO STAMPA

Pdci Forli;

RIBADIAMO IL NO al nuovo Piano Provinciale Gestione Rifiuti;

Il nuovo Piano Provinciale Gestione Rifiuti conferma in sostanza l’impostazione del vecchio. Infatti, a parte un marginale richiamo alla raccolta differenziata, si ampliano le discariche, vedi Civitella di 800000 t, e si conferma la centralità del “bruciatore” di 120000 t/a; 2,5 volte superiore alla capacità attuale di smaltimento del vecchio impianto. Una enormità. Un Piano di concezione ottocentesca, che produrrà ad “effetto domino” un incremento esponenziale del rusco prodotto, in coerenza con il business “ambiente” ed in contrasto palese con il programma sottoscritto dai Partiti di maggioranza che prevedeva strategicamente una politica di riduzione rifiuti. Una sterminata letteratura scientifica internazionale denuncia “l’inquinamento termico” come causa principale del degrado sociale ed ecologico, poiché sviluppa il massimo dell’entropia possibile in un dato ambiente con la massima dissipazione di energia disponibile. Una produzione sociale di qualità, dall’agricoltura al turismo, ed una moderna società dei servizi, sono del tutto incompatibili con la costruzione di nuovi e sovradimensionati inceneritori. La produzione giornaliera procapite d’immondizia nel territorio ha raggiunto un punto di non ritorno. Il contesto sanitario è già degradato. Siamo tra le prime province in Italia con il più alto tasso di malattie tumorali. Il traffico urbano ha creato una coltre di smog endemica, l’inquinamento acustico è in certe zone intollerabile. Si chiude il traffico veicolare il Giovedì, mentre si costruisce un nuovo inceneritore. Arcani della Politica! Infine rimane inalterato il problema “Mengozzi” ed i progetti ancora in embrione, di costruzione di centrali a biomasse. Si delinea una società che produce “rifiuti a mezzo di rifiuti” La Federazione di Forli esprime la più netta contrarietà a questo Piano. Il nostro no vuole contrastare le privatizzazioni. In questo operazione, invece, appare evidente il ruolo esercitato dalla politica, in tutte le sue espressioni, subalterno ed ancillare alle decisioni assunte dalla tecnocrazia e dagli “spiriti animali” del capitalismo.
Distinti saluti.

                          Valenti Denis
                     Segretario Federazione
                              Pdci Forlì



                                            

                                                       

Grande risultato per la federazione del Pdci di Forlì

Balzo in avanti in voti ed in percentuale;

 Sono oltre mille le elettrici e gli elettori che nei 15 comuni del comprensorio forlivese con un aumento di oltre il 49% hanno scelto il Partito dei Comunisti Italiani; in questi Comuni il PdCI passa dal 1,55% al 2,74%, aumentando del 76% la propria incidenza percentuale sull’elettorato. Ottimo il risultato raccolto nel Comune di Forlì nel quale  con un incremento di oltre 500 voti, il PdCI passa dal 1,49% al 2,19% aumentando la propria incidenza percentuale del 47%. Ottimo anche il risultato al Senato con la lista “Insieme con l’unione che raccoglie il 5,2%.

Una affermazione che conferma il progressivo consolidarsi del Partito nella società civile che premia in questo modo la coerenza di una linea politica e di un impegno per la pace, la giustizia ed il lavoro.

Un risultato che premia a che l’impegno e l’abnegazione delle compagne e dei compagni che hanno sostenuto la macchina elettorale della Federazione forlivese del Partito. Un grazie di cuore a chi è con noi.

Denis Loris Valenti


 

 


Questa pagina e' disponibile. Se ti interessa 
puoi contattarci direttamente all' indirizzo che 
trovi sotto o compilando il modulo dei contatti






Comunisti Italiani - Federazione di Forlì - Via Oreste Regnoli 16, 47100 Forlì (FC)
Tel. 0543.36974   Fax 0543.457434   Email : info@pdci.it